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Art. 1172. Denunzia di danno temuto. 

 

Il proprietario, il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da qualsiasi edificio, albero o altra cosa sovrasti pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che forma l'oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare il fatto all'autorità giudiziaria e ottenere, secondo le circostanze, che si provveda per ovviare al pericolo.

L'autorità giudiziaria, qualora ne sia il caso dispone idonea garanzia per i danni eventuali.  

 

 

 

 

Giurisprudenza:

 

Azione nei confronti della pubblica amministrazione - Riparto di giurisdizione - In tema di azioni di nunciazione nei confronti della pubblica amministrazione, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario qualora il "petitum" sostanziale della domanda si fondi sulla tutela di un diritto soggettivo e non coinvolga la contestazione della legittimità di atti o provvedimenti ricollegabili all'esercizio di poteri discrezionali spettanti alla pubblica amministrazione; pertanto, quando fonte del danno siano il "se" o il "come" dell'opera progettata, e non le sole sue concrete modalità esecutive, la "causa petendi" involge un comportamento della pubblica amministrazione (o di chi per essa ha agito) che si traduce in manifestazione del potere autoritativo di quella - qualificandosi necessario, per le sue caratteristiche in relazione all'oggetto del potere, al raggiungimento del risultato da perseguire e non già meramente occasionato dall'esercizio del … continua a leggereCorte di Cassazione, Sezioni Unite, Ordinanza 19 novembre 2019, n. 30009

 

Domanda di ripristino dei luoghi e rimozione della causa del danno

Il giudice del merito, nell'indagine diretta all'individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto a uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti, ma deve aver riguardo al contenuto della pretesa fatta valere in giudizio e può considerare, come implicita, un'istanza non espressa ma connessa al "petitum" e alla "causa petendi". (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la domanda di ripristino dei luoghi, proposta nel solo giudizio di merito, all'esito di un'azione nunciatoria, fosse da ritenere implicita rispetto … continua a leggereCorte di Cassazione, Sezione 2 civile, Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7322

 

Instaurazione del processo di merito - Erronea fissazione giudiziale - In tema di azioni di nunciazione, il procedimento cautelare termina con l'ordinanza di accoglimento o rigetto del giudice monocratico o del collegio in caso di reclamo, mentre il successivo processo di cognizione richiede un'autonoma domanda di merito. Il processo di cognizione che si svolga in difetto dell'atto propulsivo di parte, a causa dell'erronea fissazione giudiziale di un'udienza successiva all'ordinanza cautelare, è affetto da nullità assoluta per violazione del principio della domanda, rilevabile d'ufficio dal giudice e non … continua a leggereCorte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 31 agosto 2018, n. 21491

 

Azioni di nunciazione nei confronti di ente pubblico - Giurisdizione ordinaria - In tema di azioni di nunciazione nei confronti della P.A., sussiste la giurisdizione del giudice ordinario qualora il "petitum" sostanziale della domanda tuteli un diritto soggettivo e non lamenti l'emissione di atti o provvedimenti ricollegabili all'esercizio di poteri discrezionali spettanti alla P.A. (Fattispecie in tema di denuncia di nuova opera esercitata, da un privato, nei … continua a leggereCorte di Cassazione, Sezioni Unite, Ordinanza 26 ottobre 2017, n. 25456

 

Ordinanza emessa in sede di reclamo - Ricorribilità per cassazione - Esclusione - I procedimenti di nunciazione si articolano in due fasi, la prima delle quali, di natura cautelare, si esaurisce con l'emissione di un'ordinanza che concede o nega la tutela interinale, e la seconda, di merito, destinata alla definitiva decisione sull'effettiva titolarità della situazione soggettiva azionata e sulla meritevolezza della tutela possessoria o petitoria invocata: ne consegue che l'ordinanza emessa in sede di reclamo, ex art. 669-terdecies c.p.c., avverso il provvedimento reso all'esito della fase cautelare, condividendo i caratteri di provvisorietà e non decisorietà propri di quest'ultimo, è inidonea ad acquisire, dal punto di vista formale e sostanziale, efficacia di giudicato e non è, pertanto, ricorribile per cassazione, neppure limitatamente al profilo concernente le spese, la cui contestazione - ove il soccombente non intenda iniziare il giudizio di merito - va … continua a leggereCorte di Cassazione, Sezione 6-2 civile, Ordinanza 28 giugno 2017, n. 16259

 

Procura apposta in calce al ricorso introduttivo della fase cautelare - Il procedimento di nunciazione, nel regime antecedente all’istituzione del giudice unico di primo grado, è caratterizzato da due fasi distinte, l’una cautelare e l’altra di merito, del medesimo giudizio, sicché nella seconda di esse, anche ove si svolga innanzi ad un giudice diverso per ragioni di competenza per valore, non occorre una nuova domanda, rimanendo sufficiente, valida ed efficacia quella iniziale. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto la procura apposta in calce al ricorso introduttivo della fase cautelare di un'azione nunciatoria idonea a fondare la legittimazione del medesimo procuratore anche per il successivo giudizio di merito, malgrado l’intervenuta cancellazione dal registro … continua a leggere Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 23 febbraio 2017, n. 4686

 

Azione possessoria proposta oltre il termine annuale - In considerazione della struttura unica, ancorché bifasica, dei procedimenti nunciatori, le domande possessorie di merito proposte oltre il termine annuale fissato ex artt. 1168 e 1170 c.c. non sono soggette alla decadenza prevista da tali norme, alla duplice condizione che l'interessato, che abbia agito ai sensi degli artt. 1171 o 1172 c.c., abbia tempestivamente chiesto, in quella sede, l'adozione di provvedimenti provvisori e le successive domande possessorie concernano la medesima lesione del possesso trattata con la denuncia di nuova opera o con quella di danno temuto; tanto, ancorché il giudice, nel definire il solo procedimento nunciatorio, manchi di rinviare la causa per il merito possessorio e quest'ultimo costituisca oggetto di un … continua a leggereCorte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 20 ottobre 2016, n. 21301

 

Attribuzione delle spese di consulenza

Nel procedimento di denuncia di danno temuto, ancorché, ai fini dell'attribuzione delle spese di consulenza sostenute nella fase cautelare, possa venire in rilievo la mancanza dei requisiti richiesti dalla legge per la proponibilità della denuncia, rientra tuttavia nel potere discrezionale del giudice del successivo giudizio di merito, in considerazione dell'esito finale della lite favorevole al denunciante, porre le spese del giudizio, comprese … continua a leggere ►  Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 27 ottobre 2011, n. 22436

 

Interpretazione della domanda come richiesta di risarcimento del danno in forma specifica

Qualora l'azione nunciatoria non abbia ad oggetto la richiesta di demolizione di un'opera, bensì il ripristino dello stato dei luoghi, la domanda può essere interpretata come richiesta di risarcimento del danno in forma specifica e, pertanto, quando essa sia avanzata contro l'autore del fatto dannoso, non si verifica un'ipotesi di … continua a leggereCorte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 17 marzo 2010, n. 6480

 

In tema di danno temuto, il pericolo di danno alla salute, ai fini dell'ammissibilità dell'istanza cautelare ex art. 1172 cod. civ., non assume rilievo caratterizzante ed esclusivo ove tale pericolo costituisca conseguenza della menomazione delle facoltà di godimento pieno ed esclusivo della cosa in proprietà (Nel pronunziare in merito alla domanda di tutela cautelare proposta in presenza di una situazione per cui il bagno dell'istante risultava invaso dai rigurgiti della fognatura, e nell'escludere che fosse stata nel caso richiesta la tutela del solo diritto alla salute, di per sé estraneo alla proposta azione nunciatoria, la S.C. ha enunziato il principio di cui in massima). — Cass. II, sent. 1778 del 29-1-2007

 

In tema di azioni di nunciazione, la denunzia di danno temuto non presuppone l'esclusiva altruità della cosa da cui deriva il pericolo, giacché diversamente da quanto dall'art. 1171 cod. civ. previsto con il fare riferimento all'opera da «altri» intrapresa sul proprio come sull'altrui fondo, per l'ipotesi della nuova opera l'art. 1172 cod. civ. indica espressamente quale fonte generatrice di danno «qualsiasi edificio, albero o altra cosa», in tale generica formulazione dovendo pertanto ritenersi compresa anche la cosa di cui è comproprietario l'istante, che non sia in grado di ovviarvi autonomamente, giacché anche in tal caso risulta integrato il «rapporto tra cosa e cosa» che ne costituisce il presupposto essenziale. — Cass. II, sent. 1778 del 29-1-2007

 

Tenuto conto che le azioni di nunciazione (artt. 1171 e 1172 cod. civ.) sono preordinate a difesa sia della proprietà o di altro diritto reale, sia del semplice possesso, l'ordinario giudizio di merito successivo alla fase preliminare e cautelare ha natura petitoria o possessoria a seconda che la domanda, alla stregua delle ragioni addotte a fondamento di essa («causa petendi») e delle specifiche conclusioni («petitum»), risulti, secondo la motivata valutazione del giudice, volta a perseguire la tutela della proprietà o del possesso. — Cass. II, sent. 1519 del 26-1-2006

 

In tema di azioni di nunciazione, la condizione dell'azione di danno temuto non deve individuarsi in un danno certo o già verificatosi, bensì anche nel (solo) ragionevole pericolo che il danno si verifichi. — Cass. I, sent. 10282 del 28-5-2004

 

Nel procedimento di denuncia di nuova opera e di danno temuto, la fase cautelare e quella, successiva, di merito, sono, tra loro, del tutto autonome, sicché le valutazioni correttamente compiute in sede di convalida della misura cautelare non possono, «sic et simpliciter», legittimamente porsi a fondamento della decisione della fase di merito, necessitando, per converso, in quella sede, una valutazione affatto completa ed esaustiva di ogni tema di giudizio introdotto dalle parti, ivi inclusa, ovviamente, quella relativa alla situazione di fatto addotta a fondamento della richiesta introduttiva del giudizio, onde regolare definitivamente il rapporto tra soggetto autore della situazione di pericolo e soggetto esposto alla stessa (l'uno e l'altro nella qualità di titolari di diritti reali sui due fondi confinanti), sulla base della effettiva entità di quel pericolo, della individuazione dell'intervento idoneo ad eliminarlo, della definitiva identificazione dell'onerato all'intervento e della misura di tale onere. — Cass. I, sent. 10282 del 28-5-2004

 

Al di fuori dell'ipotesi della rivendicazione per la quale l'art. 948 c.c. prevede un regime probatorio rigoroso,la proprietà può essere provata, come tutti i fatti, anche con presunzioni e quindi anche attraverso il ricorso alle risultanze catastali. (La Corte,nel formulare il principio sopra indicato,ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di appello nella parte in cui aveva fatto riferimento alle mappe catastali per stabilire l'appartenenza al convenuto della proprietà del suolo ubicato a monte e dal quale si era verificato il pericolo per il fondo a valle dell'attore che aveva proposto domanda di danno temuto e di condanna del convenuto all'adozione delle misure necessarie). — Cass. II, sent. 16094 del 27-10-2003

 

Il condominio di un edificio, quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno, e risponde in base all'art. 2051 cod. civ. dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini, ancorché i danni siano imputabili a vizi edificatori dello stabile, comportanti la concorrente responsabilità del costruttore — venditore, ai sensi dell'art. 1669 cod. civ., non potendosi equiparare i difetti originari dell'immobile al caso fortuito, che costituisce l'unica causa di esonero del custode dalla responsabilità ex art. 2051 cod. civ.; qualora la situazione dannosa sia potenzialmente produttiva di ulteriori danni, il condominio può essere obbligato anche a rimuovere le cause del danno stesso, ex art. 1172 cod. civ. — Cass. III, sent. 12211 del 20-8-2003

 

La denuncia di nuova opera, avendo carattere preventivo in quanto mira ad evitare un danno, può essere promossa, sia per difendere il possesso che per difendere il diritto di proprietà od un qualsiasi altro diritto reale, quando la nuova opera (da altri intrapresa sul proprio come sull’altrui fondo e da cui si abbia ragione di temere che possa derivare danno alla cosa che forma oggetto del diritto o del possesso del denunciante) non sia ancora terminata. Quando, invece, l’opera è stata portata a termine, non si può ricorrere all’azione di nunciazione, ma si deve fare ricorso alle azioni repressive volte alla rimozione e alla definitiva eliminazione della situazione dannosa, ed, in particolare, nel caso in cui si intende difendere il possesso, alle azioni possessorie di cui agli artt. 1168, 1170 cod. civ., per la cui proponibilità occorre che non sia decorso un anno dalla turbativa; la relativa prova incombe alla parte attrice, tenuta a dimostrare l’esistenza dei presupposti necessari all’esercizio dell’azione. — Cass. II, sent. 3573 del 12-3-2002

 

In tema di denuncia di danno tenuto, i provvedimenti temporanei ed urgenti di natura cautelare assunti ai sensi dell’art. 1172 cod. civ. caratterizzano ed esauriscono la fase cautelare del procedimento cui dà luogo il ricorso del denunciante, mentre del tutto distinto ed autonomo rimane, rispetto ad essa, il successivo giudizio di merito a cognizione piena diretto ad accertare l’esistenza del diritto per la cui tutela erano stati chiesti quei provvedimenti. Pertanto, in caso di azione proposta a tutela del possesso, il giudizio di merito successivo alla chiusura della fase cautelare del procedimento ha ad oggetto la verifica della ricorrenza dell’effettiva esistenza del pericolo di danno, della sua riconducibilità al comportamento del denunciato e dell’illiceità di tale comportamento, sicché, ricorrendo siffatti elementi, i provvedimenti emessi con sentenza a chiusura del giudizio di merito non rilevano di per sé ma in funzione della effettiva e piena tutela della situazione di possesso invocata. (Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto, con accertamento di fatto congruamente motivato, che la tutela del possesso non avrebbe potuto essere realizzata se non mediante la realizzazione di complesse ed articolate opere sugli immobili dei denuncianti, indispensabili a consentire l’effettivo ripristino della relazione di possesso intercorrente tra i medesimi ed i loro beni, disponendo a tale stregua opere di rifacimento e di consolidamento riguardanti direttamente tali immobili, ravvisate necessarie a garantire, nel giudizio di merito, la tutela possessoria invocata). — Cass. II, sent. 14561 del 20-11-2001

 

La denuncia di danno temuto ex art. 1172 cod. civ., prevista nel titolo IX del libro III del codice civile, proponibile dal proprietario, dal titolare di altro diritto reale di godimento o dal possessore, il quale abbia ragione di temere che da qualsiasi edificio, albero o altra cosa derivi pericolo di grave danno al bene che forma oggetto del suo diritto o del suo possesso, al fine di ottenere, secondo le circostanze, dall’autorità giudiziaria che si provveda per ovviare il pericolo, è istituto diverso dall’azione ex art. 1170, contemplata nel precedente titolo VIII dello stesso codice, ed in virtù della quale chi è molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di una universalità di mobili può chiedere la manutenzione del possesso medesimo; detta diversità si riverbera anche sui termini entro i quali le rispettive azioni possono essere esercitate: la prima entro l’ordinario termine prescrizionale di cui all’art. 2946 cod. civ., mentre per l’azione di manutenzione il termine previsto è di un anno dalla turbativa. — Cass. II, sent. 10403 del 30-7-2001

 

L’efficacia esecutiva della sentenza di spoglio non è esaurita da un comportamento dell’obbligato, che solo apparentemente si sostanzia in un’esecuzione spontanea della decisione, perché il contrasto con la situazione possessoria tutelata continua ad essere presente, sebbene per effetto di altre situazioni create dall’obbligato; tale efficacia è invece esaurita dal ristabilimento dell’originaria situazione di possesso ottenuta attraverso l’esecuzione coattiva della sentenza, posto che questa può consentire l’eliminazione di ogni situazione di contrasto con il possesso che sia trovata in atto durante l’esecuzione forzata (sulla base di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito nella parte in cui ha ritenuto che potesse ottenersi l’eliminazione coattiva degli impedimenti al possesso diversi da quelli rispetto ai quali la sentenza costituente titolo esecutivo si era pronunciata, e anche successivi alla stessa e alla sua iniziale esecuzione spontanea). — Cass. III, sent. 9202 del 6-7-2001

 

Qualora la coltivazione di una cava (o miniera) da parte della pubblica amministrazione o di un suo concessionario, arrechi nocumento o pericolo di danno ai diritti di un privato e tale situazione non discenda dalle scelte amministrative, ma dall’inosservanza di corrette modalità tecniche dell’attuazione concreta di tali scelte, il privato può esercitare l’azione nunciatoria davanti al giudice ordinario; infatti, i provvedimenti richiesti, pur implicanti la condanna ad un facere, non interferiscono su atti discrezionali della P.A. — Cass. Sez. Un. 29-1-2001, n. 39

 

In tema di denuncia di nuova opera il procedimento nunciatorio a cognizione sommaria e il procedimento di merito a cognizione piena, pur essendo distinti costituiscono fasi di un unico grado di giudizio, anche quando si svolgano davanti a giudici diversi, con la conseguenza che per tale seconda fase, non occorre una nuova domanda, essendo sufficiente, valida ed efficace quella iniziale. Ne consegue che allorquando il convenuto nella fase sommaria abbia proposto una domanda riconvenzionale non ha l’onere di riproporla in sede di merito, dovendosi ritenere ritualmente e validamente proposta anche per la seconda fase quella proposta nella prima fase. — Cass. 9-12-99, n. 13746

 

Le azioni di nunciazione (artt. 1171 e 1172 cod. civ.) che possono avere natura possessoria o petitoria, si articolano in una prima fase di natura cautelare, che si esaurisce con il provvedimento provvisorio, ed in una seconda che si svolge secondo le regole di un ordinario giudizio di cognizione. L’azione di manutenzione del possesso (al pari di quella di reintegrazione), invece, pur articolandosi in due fasi, una prima di natura sommaria avente ad oggetto l’emanazione di provvedimenti immediati, la seconda intesa ad attuare nella sua pienezza e stabilità la tutela possessoria richiesta, è unica, svolgendosi le due fasi davanti allo stesso giudice competente (il pretore) in legame funzionale fra i due momenti che fanno parte di un unico giudizio possessorio. — Cass. 5-7-99, n. 6950

 

Il procedimento di denuncia di nuova opera si articola in una prima fase, di natura cautelare, che si esaurisce con l’ordine di sospensione (o il suo diniego) dell’opera iniziata, ed in una seconda, che si svolge secondo le regole di un ordinario giudizio di cognizione, avente natura petitoria o possessoria, a seconda che l’istante abbia fatto valere il proprio diritto di proprietà (o altro diritto reale), oppure il possesso. Mentre la prima fase è affidata alla competenza esclusiva del pretore, la seconda è devoluta allo stesso giudice, se la questione involge il possesso, e segue invece la regola della competenza per valore nell’altra ipotesi. Da ciò deriva che, essendo indifferente, ai fini della determinazione della competenza in ordine alla prima fase, la natura petitoria o possessoria della pretesa fatta valere dall’attore, questi, se non ha dedotto fin dal principio il proprio intendimento di agire nella veste esclusiva di possessore o di proprietario, può effettuare tale precisazione anche nella seconda fase del giudizio. L’identificazione della natura possessoria o petitoria della controversia va fatta dando preminente rilievo alle deduzioni e chiarificazioni fornite dall’attore nella fase di cognizione ordinaria, che segue a quella preliminare e sommaria. Né, a qualificare la domanda come «petitoria» sin dall’inizio, è sufficiente la circostanza che l’istante si sia dichiarato proprietario del bene di cui chiede la tutela, potendo il titolo di proprietà essere stato richiamato, in difetto di specificazione, solo ad colorandam possessionem. — Cass. 10-6-98, n. 5719

 

La qualificazione del rapporto sul quale la domanda è fondata è compito esclusivo del giudice, il quale ha il potere-dovere di definire il rapporto stesso sulla base dei fatti prospettatigli, prescindendo dalla denominazione, eventualmente erronea, che la parte abbia usato e con il solo limite di non alterare il petitum o la causa petendi. È quindi da ritenere che l’istanza diretta ad ottenere provvedimenti di urgenza sul presupposto di un pregiudizio temuto debba dar luogo, senz’altro, al procedimento previsto dagli artt. 688 e ss. del cod. proc. civ., anche se la parte abbia creduto di dover chiedere detti provvedimenti a norma dell’art. 700 cod. proc. civ. — Cass. 10-6-98, n. 5719

 

Qualora la fase sommaria del giudizio di nunciazione si chiuda con un provvedimento di rimessione delle parti dinanzi al tribunale, quale giudice competente per valore, il contenuto ed i limiti della domanda di merito vanno determinati con esclusivo riferimento all’atto di citazione in riassunzione, senza tener conto della causa petendi — eventualmente diversa — adombrata nella fase sommaria. — Cass. 13-11-97, n. 11221

 

Poiché l’azione di danno temuto (art. 1172 cod. civ.) postula un rapporto di cosa a cosa — nel senso che il fondo altrui deve costituire pericolo per quello proprio — è improponibile da colui che l’esperisce a tutela di un suo diritto personale (nella specie all’incolumità fisica, prospettata dagli utenti di una strada, di cui veniva denunciata la pericolosità per l’eccessiva pendenza, dovuta all’arbitraria modifica del tracciato precedente). — Cass. 9-10-97, n. 9783

 

Nel procedimento di nunciazione la fase cautelare è distinta da quella di merito, destinata a completare l’indagine sul fondamento della tutela, petitoria o possessoria, domandata dal ricorrente, con la conseguenza che nella seconda fase le parti non incontrano alcuna preclusione, in ordine ai requisiti per la proponibilità dell’azione di nunciazione, come la mancata ultimazione dell’opera o il mancato decorso di un anno dall’inizio dei lavori. Ne consegue che nella fase di merito possono proporsi anche domande nuove o riferentesi a fatti anteriori a quelli che avevano dato luogo all’azione di nunciazione. — Cass. 25-8-97, n. 7976

 

Le condizioni delle due azioni nunciatorie, di nuova opera e di danno temuto, previste, rispettivamente, dagli artt. 1171 e 1172 cod. civ., rilevano esclusivamente con riferimento al procedimento cautelare, già disciplinato dal testo previgente degli artt. 689 e ss. cod. proc. civ., che si esaurisce con l’emissione o con il diniego dei provvedimenti temporanei indicati dalle citate norme e non anche con riferimento al successivo autonomo giudizio di merito a cognizione ordinaria, diretto ad accertare l’esistenza del diritto per la cui tutela erano stati chiesti quei provvedimenti. Da ciò consegue che, qualora la prima fase del procedimento si esaurisca senza la pronuncia di alcun provvedimento provvisorio, nella successiva fase di merito a cognizione piena le parti non hanno interesse a contestare la sussistenza delle condizioni dell’una o dell’altra azione. — Cass. 7-8-96, n. 7260

 

In tema di denuncia di nuova opera il procedimento nunciatorio a cognizione sommaria ed il procedimento di merito a cognizione piena, pur essendo distinti, costituiscono fasi di un unico grado di giudizio, anche quando si svolgano davanti a giudici diversi, per essere il Pretore competente rationae valoris a conoscere nel merito, con la conseguenza che per tale seconda fase non occorre una nuova domanda, essendo sufficiente, valida ed efficace quella iniziale. — Cass. 15-5-96, n. 4504

 

Con riguardo al procedimento di denuncia di nuova opera, promosso per ottenere, in via cautelare, la sospensione di lavori intrapresi in fabbricato condominiale, e poi, in esito alla fase di ordinaria cognizione ed a titolo petitorio, il ripristino della precedente situazione, la legittimazione passiva tanto dell’autore materiale dell’opera quanto del proprietario va riconosciuta soltanto in detta fase cautelare, mentre, in quella successiva, la legittimazione medesima spetta esclusivamente al proprietario, quale destinatario della pronuncia richiesta al giudice. — Cass. 16-7-92, n. 8648

 

L’azione diretta alla pronuncia dei provvedimenti necessari per eliminare il pericolo di danno cui soggiace il fondo per effetto della situazione determinatasi nel fondo vicino a causa di un’opera portata a compimento deve qualificarsi di danno temuto, piuttosto che di nuova opera, in quanto il pericolo non deriva dalla esecuzione dell’opera in sé e per sé considerata ma dalla situazione da essa creata. — Cass. 14-4-92, n. 4531

 

Poiché l’azione di danno temuto (art. 1172 cod. civ.) postula un rapporto tra cosa e cosa da cui possa derivare danno, mentre quella di denunzia di nuova opera (art. 1171 cod. civ.) presuppone una attività posta in essere sulla cosa propria o altrui, deve ritenersi che ricorra l’ipotesi di danno temuto quando da parte del ricorrente si assuma che da un’opera eseguita sull’altrui proprietà possa derivare danno al proprio fondo, non in considerazione dell’attività in sé posta in essere, bensì per il pericolo di danno cui soggiace il fondo in conseguenza della situazione determinatasi per effetto dell’opera portata a compimento. — Cass. 9-3-89, n. 1237

 

Il giudizio di merito che segue al procedimento instauratosi con una delle azioni nunciatorie e conclusosi con la concessione o il diniego del provvedimento cautelare, è autonomo rispetto al procedimento medesimo nel senso che, essendo esso diretto ad accertare l’esistenza o meno del diritto per la cui tutela era stato invocato quel provvedimento cautelare, il giudice deve avere riguardo esclusivamente alle condizioni dell’azione in concreto esercitata in tale sede. — Cass. 11-4-87, n. 3608

 

Le azioni di nunciazione nei confronti della pubblica amministrazione, in relazione al danno che possa derivare al bene privato da un’opera pubblica, devono ritenersi proponibili quando la situazione di pericolo non nasca dall’opera in sé, ma dalle sue modalità di esecuzione, in violazione delle regole poste dalla prudenza e dalla tecnica a salvaguardia dei diritti altrui (nella specie, appoggio di costruzione ad un muro pericolante), atteso che, in tale ipotesi, l’intervento richiesto al giudice ordinario riguarda un’attività meramente materiale dell’amministrazione, senza interferire nella sfera dei suoi poteri pubblicistici. — Cass. Sez. Un. 15-7-86, n. 4566

 

La denuncia di nuova opera si articola in una prima fase, di natura cautelare, che si esaurisce con l’ordine di sospensione (o il suo diniego) dell’opera iniziata, ed in una seconda, che si svolge secondo le regole di un ordinario giudizio di cognizione, avente natura petitoria o possessoria a seconda che l’istante faccia valere il proprio diritto di proprietà (o altro diritto reale) oppure il possesso, mentre la prima fase è affidata alla competenza esclusiva del pretore, la seconda è devoluta allo stesso giudice se la questione investe il possesso, e segue invece la regola della competenza per valore nell’altra ipotesi, consegue che, essendo indifferente, ai fini della determinazione della competenza in ordine alla prima fase, la natura petitoria o possessoria della pretesa fatta valere dall’attore, questi, se non ha chiaramente dedotto fin dal principio il proprio intendimento di agire nella veste esclusiva di possessore o di proprietario, può effettuare tale precisazione anche nella seconda fase del giudizio; né, a qualificare la domanda come petitoria sin dall’inizio, è sufficiente la circostanza che l’istante si sia dichiarato proprietario del bene di cui chiede la tutela, potendo il titolo di proprietà essere stato richiamato, in difetto di specificazione, solo ad colorandam possessionem. — Cass. 27-10-84, n. 5514

 

Ai sensi dell’art. 1171 cod. civ., la denunzia di nuova opera compete al proprietario o al titolare di ogni altro diritto reale di godimento o al possessore, ma non già anche a chi sia soltanto, in virtù di un rapporto di locazione, conduttore e quindi semplice detentore di un immobile. — Cass. 31-1-83, n. 848

 

La denuncia di nuova opera, in quanto tendente essenzialmente all’accertamento dell’illegittimità dell’opera iniziata, siccome lesiva del possesso o del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento a cui tutela essa è esperita, non postula necessariamente l’esistenza di danni già verificatisi al momento della sua proposizione, sicché la domanda di risarcimento di tali danni, avanzata dal ricorrente, costituendo un elemento del tutto eventuale, non incide sulla natura e finalità di detta azione nella sua ulteriore fase del giudizio di merito, che sarà sempre possessorio o petitorio, secondo la natura del rapporto dedotto in causa ed il proposito manifestato dal ricorrente con la conseguente applicazione delle regole proprie, rispettivamente, delle cause possessorie e di quelle petitorie, sia in ordine alla disciplina del rapporto sostanziale controverso, sia in ordine alla individuazione del giudice competente per materia e per valore. — Cass. 23-11-82, n. 6344

 

La denuncia di nuova opera è un’azione esperibile a tutela sia della proprietà (o di altro diritto reale di godimento), sia del possesso, rimanendo, in entrambi i casi, oggettivamente identica, con la conseguenza che, ove essa sia esercitata nella duplice veste di proprietario-possessore, il giudice ben può ritenere la domanda fondata con riferimento ad una sola di dette qualità e che, in siffatta ipotesi, le due qualificazioni soggettive non sono in una relazione tale che l’una è principale (petitoria) rispetto all’altra (possessoria), bensì in rapporto di complementarietà, poiché, ai fini dell’accoglimento della domanda, le deficienze probatorie afferenti all’una possono essere ovviate o compensate dalle probanti risultanze che riguardino l’altra. — Cass. 13-10-82, n. 5287

 

Nelle azioni di nunciazione la domanda di risarcimento del danno proposta nella prima udienza della fase di merito deve essere notificata a norma dell’art. 292 cod. proc. civ. alla parte che sia rimasta contumace. — Cass. 14-4-82, n. 2253

 

Deve qualificarsi denunzia di danno temuto, e non di nuova opera, l’azione di nunciazione proposta sull’assunto che da una cava puo derivare danno al proprio fondo per non essere stata dal titolare della medesima osservata nell’escavazione la distanza di legge, in quanto, in tal caso, non si ha riguardo ad attività alcuna, bensì al pericolo di danno cui soggiace quel fondo in conseguenza della situazione determinatasi nella cava, in sé considerata obbiettivamente e staticamente come cosa dalla quale può derivare danno. — Cass. 16-3-81, n. 1445

 

In materia di legittimazione passiva rispetto alle azioni di nunciazione, nella prima fase, a cognizione sommaria, del procedimento di nuova opera, legittimato passivo e l’autore dell’opera, cioè chi ne assume l’iniziativa (esecutore materiale o morale della medesima), mentre nella seconda fase, di merito ed a cognizione piena, la legittimazione passiva si determina in base alla domanda proposta, secondo le regole generali, ossia il legittimato passivo si identifica in colui che è destinatario del comando dettato dalla norma invocata dall’attore e, quindi, l’esecutore morale o materiale dell’opera, se il denunciante agisce in possessorio, ed il proprietario od il titolare di altro diritto reale, se il denunciante agisce in petitorio; invece, nella denuncia di danno temuto, legittimato passivo è sempre colui che, essendovi obbligato, abbia omesso di espletare l’attività necessaria per evitare l’insorgenza della situazione di pericolo e, pertanto, nell’una e nell’altra fase, il proprietario della cosa o, comunque, il titolare del diritto reale portatore dell’obbligo. — Cass. 16-3-81, n. 1445

 

Le azioni di spoglio e di denuncia di nuova opera possono essere cumulate per ottenere dal giudice l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi con demolizione e rimozione dei manufatti contestati, provvedimento che, a un tempo, reintegra nel possesso e ovvia al danno temuto. — Cass. 23-3-78, n. 1428

 

Le azioni di nunciazione hanno il fine comune di tutelare il proprietario e il possessore da un danno incombente, ma, mentre la denuncia di danno temuto mira a prevenire il danno minacciato dallo stato attuale della cosa altrui, la denuncia di nuova opera tende invece ad evitare che la prosecuzione di un’opera intrapresa, che si ha ragione di ritenere dannosa per la cosa oggetto della proprietà o del possesso, si concreti in un danno effettivo. — Cass. 23-3-78, n. 1425

 

Nel procedimento di danno temuto, la fase di merito deve ritenersi instaurata con lo stesso ricorso introduttivo della fase cautelare, senza che occorra formulare una domanda in forma espressa, essendo all’uopo sufficiente anche una domanda che possa essere desunta implicitamente dalla semplice indicazione del titolo di legittimazione o dalle conclusioni e dalle istanze comunque formulate dall’attore. — Cass. 14-3-75, n. 963

 

Riguardo ai comportamenti tenuti nell’ambito di poteri pubblicistici, le azioni di nunciazione sono improponibili sia nei confronti della P.A., sia nei confronti del privato (nella specie, concessionario della costruzione di una ferrovia) che abbia agito nell’esercizio di poteri conferitigli dalla P.A. per finalità pubbliche. — Cass. Sez. Un. 19-7-74, n. 2175

 

L’elemento discretivo tra la denuncia di nuova opera e la denuncia di danno temuto è dato dall’attività umana, quale causa del pericolo di danno, nel senso che la prima azione è diretta ad ovviare il pericolo di danno derivante immediatamente e direttamente da un’attività umana intrapresa sul proprio o sull’altrui fondo e incidente sul bene oggetto della proprietà o del possesso del denunciante, mentre la seconda azione muove dal pericolo di danno derivante al predetto bene da una cosa (edificio, pianta o altra cosa inanimata e che può essere, anch’essa, oggetto di proprietà o di possesso), per effetto di un suo particolare modo di essere. Di conseguenza, sono diversi i provvedimenti concreti che il giudice deve adottare nell’uno e nell’altro caso, poiché fermo restando il dato comune del fine di mantenere lo stato di fatto ed impedire un mutamento che può essere pregiudizievole all’altrui diritto o all’altrui possesso, nel primo egli può disporre che si arresti il fatto dell’uomo, nel secondo le opportune cautele. E la differenza si riverbera, a sua volta, sulla legittimazione passiva, in quanto nella prima fase, a cognizione sommaria, del procedimento di nuova opera, legittimato passivo è colui che intraprende l’opera, cioè colui che ne assume l’iniziativa e che va considerato l’esecutore materiale della medesima, sia vi provveda direttamente, sia che si avvalga di altre persone (nel qual caso esecutore è anche il cosiddetto autore morale), mentre nella seconda fase, di merito ed a cognizione piena, la legittimazione passiva si determina in base all’azione proposta, secondo le regole generali, ossia il legittimato passivo si identifica in colui che è destinatario del comando dettato dalla norma invocata dall’attore e quindi è l’esecutore morale o materiale dell’opera, se il denunciante agisce in possessorio, ed il proprietario o il titolare di altro diritto reale, se il denunciante agisce il petitorio; invece, nella denuncia di danno temuto, legittimato passivo è sempre colui che, essendovi obbligato, abbia omesso di espletare l’attività necessaria per evitare l’insorgenza della situazione di pericolo e quindi nell’una e nell’altra fase il proprietario della cosa o, comunque, il titolare del diritto reale portatore dell’obbligo (usufruttuario, titolare di servitù, eccetera). — Cass. 7-4-73, n. 987

 

In quanto attiene ad una condizione dell’azione, la legittimazione passiva va accertata anche d’ufficio ed in secondo grado, a meno che non sia stata discussa nel primo e coperta dal giudicato. — Cass. 7-4-73, n. 987

 

Il diritto che il denunciante è legittimato a tutelare con l’azione di denuncia di nuova opera, e sul quale dovrà pronunciarsi il giudice competente nella seconda fase del processo, è, giusta l’art. 1171 cod. civ., il diritto di proprietà o altro diritto reale di godimento, o la posizione di possessore relativamente alla cosa alla quale si tema ragionevolmente che possa derivare danno dalla nuova opera. — Cass. 16-1-73, n. 149

 

Le azioni di nunciazione, aventi carattere cautelare e nunziatorio, sono poste a difesa della proprietà e del possesso e portano alla emanazione, da parte del pretore, di un provvedimento a carattere cautelare, al quale, a cura della parte interessata, deve seguire un giudizio di merito, di natura possessoria o petitoria, a seconda che le ragioni del denunziante si fondino sul possesso oppure sulla proprietà o su qualsiasi altro diritto reale e ciò allo scopo precipuo di sostituire all’ordine provvisorio dato dal pretore un provvedimento di carattere definitivo. Lo svolgimento del processo si articola in due fasi che, sebbene strettamente connesse, sono tuttavia distinte per la sostanziale diversità dello scopo che perseguono e degli effetti che ne derivano. La prima, riservata di regola alla competenza del pretore, esaurisce la parte meramente cautelare del provvedimento e si conclude, dopo la citazione delle parti, con la conferma, modifica o revoca, sempre mediante ordinanza, dei provvedimenti urgenti adottati dallo stesso giudice senza pregiudicare il merito della causa la seconda, destinata alla decisione definitiva di merito, può seguire davanti al pretore od essere da questi rimessa al giudice competente, ed in essa la domanda trae determinazione e contenuto dalla citazione riassuntiva in base alla quale deve procedersi alla qualificazione dell’azione […]. — Cass. 20-2-71, n. 452

 

Il provvedimento del pretore, a seguito di denunzia di nuova opera, col quale si autorizzi la continuazione o si disponga la sospensione dei lavori e si assegni alle parti un termine per la riassunzione del giudizio davanti al giudice competente, è da considerare sentenza, contenendo una pronunzia sulla competenza e chiudendo definitivamente il periodo preliminare destinato dalla legge ai provvedimenti cautelari né può essere modificato o revocato. Pertanto, la successiva pronunzia con la quale il giudice della riassunzione dichiara la propria incompetenza per materia in relazione ad alcuni capi di domanda, sul presupposto che siano attinenti alla tutela possessoria, attribuita alla competenza esclusiva del pretore, pone in essere un conflitto negativo di competenza per materia, previsto dall’art. 45 cod. proc. civ., che giustifica la richiesta di ufficio o anche la richiesta di parte del regolamento. — Cass. 20-2-71, n. 452

 

L’autore materiale e quello morale dello spoglio, cioè colui per incarico o su autorizzazione del quale gli atti di spoglio sono stati compiuti, possono essere chiamati a rispondere, ciascuno per suo conto, del proprio illecito comportamento, e sono entrambi soggetti passivi dell’azione di reintegrazione non è configurabile, quindi, un litisconsorzio necessario tra essi e non sussiste, qualora entrambi siano stati in giudizio in primo grado, la necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti di chi tra essi non stia in giudizio in appello, a norma dell’art. 331 cod. proc. civ. — Cass. 27-6-69, n. 2326

 

Il danno, il cui verificarsi viene ragionevolmente temuto dal proprietario, del titolare di altro diritto reale di godimento o dal possessore, in conseguenza della nuova opera da altri intrapresa non deve essere inteso soltanto in senso materialistico, e cioè come danno che incida negativamente sulla fisica consistenza della cosa che forma l’oggetto del diritto o del possesso, sulle sue caratteristiche strutturali e funzionali o sul suo stato di conservazione, ma anche come pregiudizio inerente all’esercizio di facoltà giuridiche connesse al diritto che il denunciante vanta sulla cosa. — Cass. 11-10-63, n. 2713