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Art. 1229. Clausole di esonero da responsabilità.

 

È nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o per colpa grave.

È nullo altresì qualsiasi patto preventivo di esonero o di limitazione di responsabilità per i casi in cui il fatto del debitore o dei suoi ausiliari costituisca violazione di obblighi derivanti da norme di ordine pubblico.


 


 

Giurisprudenza:

 

Contratto di locazione – Clausola di esclusione per i miglioramenti apportati alla cosa locata - La clausola del contratto di locazione che esclude la corresponsione al conduttore di un'indennità per i miglioramenti non è da considerarsi clausola limitativa della responsabilità del locatore ai sensi dell'art. 1229 c.c., perché non incide sulle conseguenze della colpa o dell'eventuale inadempimento di quest'ultimo, bensì sul diritto sostanziale all'indennità prevista, con norma derogabile, dall'art. 1592 c.c.. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 3 marzo 2020, n. 5968

 

Contratto di assicurazione - Clausole che limitano le conseguenze della colpa o dell'inadempimento o che escludono il rischio garantito - Nel contratto di assicurazione sono da considerare clausole limitative della responsabilità, agli effetti dell'art. 1341 c.c. (con conseguente necessità di specifica approvazione preventiva per iscritto), quelle che limitano le conseguenze della colpa o dell'inadempimento o che escludono il rischio garantito, mentre attengono all'oggetto del contratto - e non sono, perciò, assoggettate al regime previsto dalla suddetta norma - le clausole che riguardano il contenuto ed i limiti della garanzia assicurativa e, pertanto, specificano il rischio garantito. (Nella specie - polizza stipulata da un'impresa edile in funzione della responsabilità civile verso terzi attinente all'esercizio della propria attività imprenditoriale -, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto la non vessatorietà della clausola volta ad escludere la copertura assicurativa per i danni cagionati da agenti atmosferici, senza verificare se la disposizione negoziale fosse conosciuta o conoscibile dall'assicurato e da questi consapevolmente accettata, nonostante l'assicuratore non avesse adempiuto all'obbligo formale di redazione "con caratteri di particolare evidenza" del testo della clausola medesima, come previsto dall'art 166, comma 2, d.lgs. n. 209 del 2005). - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 11 giugno 2019, n. 15598

 

Contratto di vigilanza di un esercizio commerciale - Irrisorietà del danno pattuito preventivamente sotto forma di clausola penale - La irrisorietà del danno pattuito preventivamente sotto forma di clausola penale costituisce elemento sintomatico dell'aggiramento del divieto di limitazione di responsabilità stabilito dall'art. 1229, comma 1, c.c. Ne consegue che deve ritenersi illegittima una clausola penale, inserita in un contratto di vigilanza di un esercizio commerciale, contenente la previsione di limitazione dell'ammontare del danno risarcibile, cagionato dal mancato od inesatto adempimento della prestazione di vigilanza, in misura pari alla rata mensile del corrispettivo, di entità modesta, e nel contempo escluda la responsabilità dell'Istituto di vigilanza "per eventuali furti", così sostanzialmente interrompendo il nesso funzionale tra la corretta esecuzione del servizio e la prevenzione della commissione di furti ai danni del cliente. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 12 luglio 2018, n. 18338

 

Contratto di assicurazione contro i danni - Clausola che prevede la risarcibilità in forma specifica (nella specie, mediante riparazione del veicolo presso carrozzeria autorizzata) - Nel contratto di assicurazione contro i danni la clausola con la quale si pattuisce che l'assicurato sia indennizzato mediante la riparazione in forma specifica del danno occorsogli in conseguenza di un sinistro stradale (nella specie, mediante riparazione del veicolo presso carrozzeria autorizzata) non è da considerarsi clausola limitativa della responsabilità agli effetti dell'art. 1341 c.c., ma delimitativa dell'oggetto del contratto, in quanto non limita le conseguenze della colpa o dell'inadempimento e non esclude, ma specifica, il rischio garantito, stabilendo i limiti entro i quali l'assicuratore è tenuto a rivalere l'assicurato. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 15 maggio 2018, n. 11757

 

Concorsi pronostici - Clausola di limitazione della responsabilità del gestore e dei ricevitori

In tema di concorsi pronostici, la clausola limitativa della responsabilità dell'ente gestore e dei ricevitori autorizzati per la mancata trasmissione della matrice di giocata ai soli casi di dolo o colpa grave (nella specie, ai sensi dell'art. 11 del d.m. 29 ottobre 1957, recante il Regolamento del concorso pronostici "Enalotto") non altera i normali criteri di ripartizione dell'onere della prova di cui agli artt. 1218 e 2697 cod. civ., con la conseguenza che il debitore ricevitore, il quale voglia andare esente da responsabilità, ha l'onere di provare che l'inadempimento o inesatto adempimento, sia dipeso da causa estranea al suo potere di controllo, ovvero che la sua attività o inattività concreti colpa lieve. Spetterà, invece, al creditore scommettitore la prova dell'inesecuzione della prestazione nonché del danno di cui chieda il risarcimento. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 29 maggio 2013, n. 13434

 

Concorsi pronostici - Clausola di limitazione della responsabilità del gestore e dei ricevitori

In tema di concorsi pronostici, le condizioni generali unilateralmente predisposte e contenute in atti regolamentari, in quanto accettate dallo scommettitore con la giocata, disciplinano il contratto complesso ed unitario così concluso, con la conseguenza che la clausola limitativa della responsabilità dell'ente gestore e dei ricevitori autorizzati (nella specie, di cui all'art. 11 del d. m. 29 ottobre 1957, recante il Regolamento del concorso pronostici "Enalotto") si applica anche nel caso in cui la matrice della giocata non sia stata trasmessa al medesimo gestore. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 29 maggio 2013, n. 13434

 

Contratti bancari per il servizio delle cassette di sicurezza - Clausola limitativa del valore massimo dei beni depositati nella cassetta di sicurezza - In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, la clausola negoziale che disponga che l'uso delle cassette è concesso per la custodia di cose di valore complessivo non superiore ad un certo limite e che comporti l'obbligo dell'utente di non conservare nella cassetta medesima cose aventi nell'insieme valore superiore a detto importo, in correlazione con altra che, in caso di risarcimento del danno verso l'utente, imponga di tenere conto della clausola precedentemente indicata, va qualificata come attinente alla limitazione della responsabilità. Ne consegue che, essendo tale clausola valida nei limiti di cui all'art. 1229, primo comma, cod. civ., la banca è tenuta a rispondere soltanto per dolo o per colpa grave, operando l'esonero da responsabilità in caso di colpa lieve anche per l'ipotesi di furto, pur in mancanza di prova del caso fortuito. - Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 27 dicembre 2011, n. 28835

 

Sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza - Impossibilità della prestazione - Onere della prova gravante sulla banca - In tema di responsabilità della banca verso l'utente nell'esercizio del servizio delle cassette di sicurezza, ed in presenza di una clausola di esonero da responsabilità, operante nei limiti indicati dall'art. 1229 cod. civ., ovvero con esclusione della responsabilità del custode per dolo e colpa grave, nel caso di sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza a seguito di furto, incombe sempre sul debitore inadempiente, vale a dire sull'istituto di credito, l'onere di dimostrare che l'inadempimento dell'obbligazione di custodia sia ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad esso non imputabile, dovendosi coordinare il citato art. 1229 con l'art. 1218 cod. civ., che è norma generale del regime processuale della responsabilità contrattuale, in forza della quale la regola della presunzione della responsabilità non trova motivo di essere derogata, in difetto di norme scritte o di ragioni giustificative di un'interpretazione dell'art. 1229 di segno contrario. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 22 dicembre 2011, n. 28314

 

Servizio bancario delle cassette di sicurezza - Clausola limitativa del valore massimo dei beni depositati nella cassetta di sicurezza - In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, la clausola negoziale che disponga che l'uso delle cassette è concesso per la custodia di cose di valore complessivo non superiore ad un certo limite e che comporti l'obbligo dell'utente di non conservare nella cassetta medesima cose aventi nell'insieme valore superiore a detto importo, in correlazione con altra che, in caso di risarcimento del danno verso l'utente, imponga di tenere conto della clausola precedentemente indicata, va qualificata come attinente alla limitazione della responsabilità. Ne consegue che, essendo tale clausola valida nei limiti di cui all'art. 1229, primo comma, cod. civ., la banca è tenuta a rispondere soltanto per dolo o per colpa grave, operando l'esonero da responsabilità in caso di colpa lieve anche per l'ipotesi di furto, pur in mancanza di prova del caso fortuito. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 22 dicembre 2011, n. 28314

 

Responsabilità contrattuale - Fatto doloso dell'ausiliario - Responsabilità del debitore anche per i danni non prevedibili - In tema di responsabilità contrattuale, il debitore che si avvale nell'adempimento dell'obbligazione dell'opera di terzi risponde dei fatti dolosi e colposi di questi, sicché, ove si tratti di fatto doloso dell'ausiliario, il debitore è responsabile anche per i danni non prevedibili e tale responsabilità (al pari di quella per colpa grave) non può, ai sensi dell'art. 1229 cod. civ., essere esclusa o limitata sulla base di un patto preventivo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva affermato la responsabilità di una società di spedizione per il fatto doloso di un proprio incaricato alla consegna di un plico, dal predetto abbandonato in un ufficio, facendo figurare l'avvenuta consegna tramite la falsificazione della firma del soggetto addetto al ritiro della corrispondenza, rilevando che la clausola delle condizioni generali di abbonamento al servizio di recapito, concernente l'esclusione della responsabilità della società medesima per atti, inadempimenti od omissioni dei soggetti incaricati al trasporto delle cose oggetto di spedizione, era affetta da nullità). - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 7 ottobre 2010, n. 20808

 

Contratto di deposito - Pattuizione del ritiro dell'autovettura entro un termine determinato - L'art. 1780 cod. civ., in forza del quale il depositario, per ottenere la liberazione dalla propria obbligazione, è tenuto a fornire la prova che l'inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile, trova applicazione anche quando l'obbligazione della custodia e della riconsegna formi parte di un contratto misto nel quale confluiscano le cause del deposito e di altro contratto, come nel caso dell'affidamento di un'autovettura ad un'officina per la riparazione, in cui l'obbligo di custodia e di restituzione assume funzione accessoria, in quanto finalizzato all'adempimento dell'obbligazione principale; nè la pattuizione del ritiro dell'autovettura entro un termine determinato - in mancanza di un apposito patto limitativo della responsabilità ai sensi dell'art. 1229 cod. civ. - vale a segnare il limite temporale della durata dell'obbligo di custodia assoggettato alla disciplina di cui all'art. 1780 cod. civ., per cui scaduto il termine la suddetta norma non opererebbe, in quanto, anche qualora venga fatta un'offerta della prestazione di consegna mediante intimazione, il verificarsi della mora del creditore non è un evento automaticamente determinativo del mutamento della distribuzione del rischio contrattuale, occorrendo a tal fine anche il deposito di cui all'art. 1210 cod. civ. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 6 maggio 2010, n. 10956

 

Licenziamento ingiustificato - Risarcimento del danno - Clausola di esclusione in via preventiva della responsabilità datoriale - Il dirigente che, in conseguenza della risoluzione del rapporto con il datore di lavoro causata dal recesso ingiustificato di quest'ultimo, chieda il risarcimento del danno biologico riconducibile alla condotta datoriale, è tenuto a provare i comportamenti datoriali cui addebita, in ragione della loro gravità, la lesione del decoro e dell'integrità psico-fisica e l'elemento soggettivo della colpa grave o del dolo, non derivando gli effetti risarcitori automaticamente dall'accertata illegittimità del recesso (a cui è, invece, correlato direttamente il diritto all'indennità supplementare di preavviso), senza che possa al riguardo operare, ai sensi dell'art. 1229, comma primo, cod. civ., alcuna clausola di esclusione, in via preventiva, della responsabilità datoriale che, ove prevista, sarebbe inficiata da nullità. - Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza 22 marzo 2010, n. 6847

 

Responsabilità professionale del notaio - Espresso esonero del notaio dal compimento delle visure catastali - Nel caso in cui un notaio sia stato richiesto della stipulazione di un contratto di compravendita immobiliare privata autenticata e vi sia stato per lo stesso espresso esonero - per concorde volontà delle parti esternata in una clausola inserita nella scrittura - dallo svolgimento delle attività accessorie e successive, necessarie per il conseguimento del risultato voluto dalle parti e, in particolare, dal compimento delle cosiddette "visure catastali" e ipotecarie allo scopo di individuare esattamente il bene e verificarne la libertà da pregiudizi, deve escludersi l'esistenza della responsabilità professionale del notaio stesso, in quanto detta clausola non può essere considerata meramente di stile essendo stata parte integrante del negozio, sempre che essa appaia giustificata da esigenze concrete delle parti, come nel caso della sussistenza di ragioni di urgenza di stipula dell'atto addotte dalle parti medesime. In tale ipotesi, non ha rilievo nemmeno il c.d. "dovere di consiglio" relativo alla portata giuridica della clausola stessa, giacché essa, implicando l'esonero da responsabilità del notaio, esclude la rilevanza di ogni spiegazione da parte del professionista. (Nella specie la S.C., rigettando il ricorso avanzato da uno dei contraenti e confermando la sentenza impugnata, ha altresì ritenuto irrilevante che l'esonero da responsabilità a favore del notaio non fosse stato stabilito con clausola scritta, non essendo la scrittura richiesta per la sua validità, ed ha escluso che essa potesse essere considerata invalida ai sensi dell'art. 1229 cod. civ., non ponendosi come limitativa della responsabilità anche nei casi di dolo e colpa grave). - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 1 dicembre 2009, n. 25270

 

Contratti bancari per il servizio delle cassette di sicurezza - Clausola limitativa del valore massimo dei beni depositati nella cassetta di sicurezza - In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, la clausola negoziale che limiti il risarcimento del danno da parte della banca (nella specie, per furto) nell'ambito del valore massimo dei beni introdotti nella cassetta, ancorché tale valore sia ragguagliato a vari livelli di canone, senza tuttavia che sia evidenziato preventivamente il divieto per il cliente di custodirvi valori eccedenti il pattuito, non delimita l'oggetto del contratto - con il quale la banca non assume l'obbligo della custodia e della garanzia delle cose contenute nella cassetta, bensì quello di fornire locali idonei, di custodirli e di garantire l'integrità della cassetta - ma integra un patto di esonero di responsabilità, il quale è nullo, ai sensi dell'art. 1229, primo comma, cod. civ., nell'ipotesi in cui il danno derivi da colpa grave della banca, senza che tale clausola possa influire sulla limitazione quantitativa del danno risarcibile sotto il profilo della prevedibilità del danno stesso (art. 1225 cod. civ.). - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 30 settembre 2009, n. 20948

Il gestore del maneggio risponde quale esercente di attività pericolosa, ai sensi dell'art. 2050 cod. civ., dei danni riportati dai soggetti partecipanti alle lezioni di equitazione, qualora gli allievi siano principianti, del tutto ignari di ogni regola di equitazione, ovvero giovanissimi; nel caso di allievi più esperti, l'attività equestre é soggetta, invece, alla presunzione di responsabilità di cui all'art. 2052 cod. civ., con la conseguenza che spetta al proprietario od all'utilizzatore dell'animale che ha causato il danno di fornire non soltanto la prova della propria assenza di colpa, ma anche quella che il danno é stato causato da un evento fortuito. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto il gestore responsabile, ex art. 2050 cod. civ., dei danni subiti da un'allieva principiante, che era stata colpita alla caviglia dallo zoccolo di un cavallo che, nella fila, seguiva immediatamente quello da lei cavalcato, ed avevano dichiarato la nullità, ai sensi dell'art. 1229, primo comma, cod. civ., della clausola di esonero da responsabilità sottoscritta dall'allieva, dovendosi escludere la colpa lieve in quanto le conseguenze lesive erano facilmente prevedibili, considerato che, pur avendo l'animale già dato segni di evidente nervosismo nel corso dell'esercitazione, con grave imprudenza e negligenza, gli istruttori non avevano provveduto alla immediata sostituzione dell'animale). — Cass. III, sent. 16637 del 19-6-2008

 

Ai fini della valutazione della responsabilità contrattuale della banca per il in caso di utilizzazione illecita da parte di terzi di carta bancomat trattenuta dallo sportello automatico, non può essere omessa, a fronte di un'esplicita richiesta della parte, la verifica dell'adozione da parte dell'istituto bancario delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio da eventuali manomissioni, nonostante l'intempestività della denuncia dell'avvenuta sottrazione da parte del cliente e le contrarie previsioni regolamentari; infatti, la diligenza posta a carico del professionista ha natura tecnica e deve essere valutata tenendo conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento ed assumendo quindi come parametro la figura dell'accorto banchiere. — Cass. I, sent. 13777 del 12-6-2007

 

L'art. 56 della legge reg. dell'Emilia-Romagna 29 marzo 1980, n. 22, come modificato dall'art. 1, secondo comma, della legge reg. 5 maggio 1990, n. 38, che disciplina il «riconoscimento degli interessi per il ritardato pagamento» dei crediti verso le unità sanitarie locali della regione, si riferisce, nei primi cinque commi (che prevedono, fra l'altro, il maturare di interessi di mora, nella misura e dalle scadenze previste, senza necessità di costituzione in mora, in deroga — trattandosi di crediti «chiedibili» — all'art. 1229, secondo comma, n. 3, cod. civ.), ai fornitori diretti delle USL, legati ad esse da un contratto individuale, mentre nel sesto comma si riferisce ai creditori legati alle USL da un rapporto convenzionale, che si instaura con riguardo a prestazioni sanitarie erogate (non alle USL, bensì) agli assistiti dal servizio sanitario nazionale ed è regolato dalla legge e da appositi accordi collettivi. Ne consegue che, quanto ai crediti dei comuni per forniture di farmaci agli assistiti erogate dalle farmacie comunali, essendo questi disciplinati dal sesto comma dell'art. 56 cit., non può valere la dispensa dalla costituzione in mora prevista ai sensi dei primi cinque commi del medesimo articolo, ma tale dispensa può essere soltanto stabilita dalle speciali «intese» cui il comma in questione fa rinvio e che è onere del creditore allegare in giudizio. — Cass. I, sent. 5266 del 7-3-2007

 

Il dirigente che, in conseguenza della risoluzione del rapporto con il suo datore di lavoro causata dal recesso ingiustificato di quest'ultimo, rivendica il risarcimento del danno biologico riconducibile alla condotta datoriale è tenuto a provare i fatti posti a fondamento della relativa domanda, non derivando gli effetti risarcitori automaticamente dall'accertata illegittimità del suddetto recesso (a cui è, invece, correlato direttamente il diritto all'ottenimento dell'indennità supplementare di preavviso), e, pertanto, deve assolvere all'onere di riscontrare il verificarsi dei comportamenti datoriali cui ha addebitato, in ragione della loro gravità, la lesione del decoro e della sua integrità psico-fisica, che devono essere supportati dall'elemento soggettivo della colpa grave o del dolo dello stesso datore di lavoro, senza che possa al riguardo operare, ai sensi dell'art. 1229, comma primo, cod. civ., alcuna clausola escludente in via preventiva tale responsabilità a carico del debitore-imprenditore, che, se prevista, sarebbe da considerarsi nulla. — Cass. Sez. L, sent. 27197 del 20-12-2006

 

Trattandosi di opere edilizie da eseguirsi su strutture o basamenti preesistenti o preparati dal committente o da terzi, l'appaltatore viola il dovere di diligenza stabilito dall'art. 1176 c.c. se non verifica, nei limiti delle comuni regole dell'arte, l'idoneità delle anzidette strutture a reggere l'ulteriore opera commessagli, e ad assicurare la buona riuscita della medesima, ovvero se, accertata l'inidoneità di tali strutture, procede egualmente all'esecuzione dell'opera. Anche l'ipotesi della imprevedibilità di difficoltà di esecuzione dell'opera manifestatesi in corso d'opera derivanti da cause geologiche, idriche e simili, specificamente presa in considerazione in tema di appalto dall'art. 1664, 2° co., c.c. e legittimante se del caso il diritto ad un equo compenso in ragione della maggiore onerosità della prestazione, deve essere valutata sulla base della diligenza media in relazione al tipo di attività esercitata. E laddove l'appaltatore svolga anche i compiti di ingegnere progettista e di direttore dei lavori, l'obbligo di diligenza è ancora più rigoroso, essendo egli tenuto, in presenza di situazioni rivelatrici di possibili fattori di rischio, ad eseguire gli opportuni interventi per accertarne la causa ed apprestare i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell'opera senza difetti costruttivi. La maggiore specificazione del contenuto dell'obbligazione non esclude infatti la rilevanza della diligenza come criterio determinativo della prestazione per quanto attiene agli aspetti dell'adempimento, sicché gli specifici criteri posti da particolari norme di settore (es. il riferimento ai c.d. «coefficienti di sicurezza» previsti dalla L. 5 novembre 1971, n. 1086 ed il relativo regolamento di attuazione D.M. 16 giugno 1976 ) non solo non valgono a ridurre o limitare la responsabilità dell'appaltatore ma sono per converso da intendersi nel senso che la relativa inosservanza viene a ridondare in termini di colpa grave dell'appaltatore. — Cass. III, sent. 12995 del 31-5-2006

 

L'elemento soggettivo dell'illecito — sia contrattuale che extracontrattuale — si articola nei due concetti, del tutto eterogenei, di dolo e di colpa, essendo il primo un atteggiamento psicologico intenzionalmente diretto alla lesione dell'altrui diritto e la seconda viceversa, una condizione soggettiva caratterizzata, al di là delle possibili variazioni di intensità, dalla non volontarietà del fatto dannoso; ne consegue che i due stati soggettivi rilevano, di norma, in modo diverso, e che la relativa, piena equiparazione, lungi dal rispondere ad un principio generale dell'ordinamento, è eccezionale, e come tale necessita di una previsione espressa in tal senso e non è suscettibile di estensione analogica. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva interpretato il patto contrattuale prevedente, all'interno di un contratto di trasporto di cose soggetto alla disciplina originaria dettata dalla legge n. 450 del 1985, la rimozione del limite quantitativo di responsabilità del debitore per il caso di dolo del vettore, che la limitazione quantitativa della responsabilità fosse da considerare inoperante anche nell'ipotesi — verificatasi nella specie — della colpa grave). — Cass. III, sent. 5449 del 14-3-2006

 

La responsabilità del sanitario (e di riflesso della struttura per cui egli agisce) per violazione dell'obbligo del consenso informato discende dalla tenuta della condotta omissiva di adempimento dell'obbligo di informazione circa le prevedibili conseguenze del trattamento cui il paziente venga sottoposto e dalla successiva verificazione — in conseguenza dell'esecuzione del trattamento stesso, e, quindi, in forza di un nesso di causalità con essa — di un aggravamento delle condizioni di salute del paziente, mentre, ai fini della configurazione di siffatta responsabilità è del tutto indifferente se il trattamento sia stato eseguito correttamente o meno, svolgendo rilievo la correttezza dell'esecuzione agli effetti della configurazione di una responsabilità sotto un profilo diverso, cioè riconducibile, ancorché nel quadro dell'unitario «rapporto» in forza del quale il trattamento è avvenuto, direttamente alla parte della prestazione del sanitario (e di riflesso della struttura ospedaliera per cui egli agisce) concretatesi nello svolgimento dell'attività di esecuzione del trattamento. La correttezza o meno del trattamento, infatti, non assume alcun rilievo ai fini della sussistenza dell'illecito per violazione del consenso informato, in quanto è del tutto indifferente ai fini della configurazione della condotta omissiva dannosa e dell'ingiustizia del fatto, la quale sussiste per la semplice ragione che il paziente, a causa del deficit di informazione non è stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni e che, quindi, tale trattamento non può dirsi avvenuto previa prestazione di un valido consenso ed appare eseguito in violazione tanto dell'art. 32 comma secondo della Costituzione, (a norma del quale nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge), quanto dell'art. 13 della Costituzione, (che garantisce l'inviolabilità della libertà personale con riferimento anche alla libertà di salvaguardia della propria salute e della propria integrità fisica), e dall'art. 33 della legge 23 dicembre 1978 n. 833 (che esclude la possibilità d'accertamenti e di trattamenti sanitari contro la volontà del paziente, se questo è in grado di prestarlo e non ricorrono i presupposti dello stato di necessità; ex art. 54 cod. pen. ), donde la lesione della situazione giuridica del paziente inerente alla salute ed all'integrità fisica. Mentre, sul piano del danno-conseguenza, venendo in considerazione il peggioramento della salute e dell'integrità fisica del paziente, rimane del tutto indifferente che la verificazione di tale peggioramento sia dovuta ad un'esecuzione del trattamento corretta o scorretta. — Cass. III, sent. 5444 del 14-3-2006

 

In tema di responsabilità della banca verso l'utente nell'esercizio del servizio delle cassette di sicurezza, nel caso di sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza a seguito di furto — che non costituisce caso fortuito, in quanto è evento prevedibile, in considerazione della natura della prestazione dedotta in contratto — grava sulla banca l'onere di dimostrare che l'inadempimento dell'obbligazione di custodia è ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad essa non imputabile e, al fine di escludere la colpa, è insufficiente la generica prova della diligenza, essendo esteso detto onere probatorio sino al limite della dimostrazione dell'assenza di qualunque colpa, anche in quanto la prestazione alla quale è tenuta la banca ricade nella sua sfera di controllo, con la conseguenza che il creditore neppure ha la possibilità di identificare nel suo contenuto l'atto colposo che ha determinato l'inadempimento (In applicazione del succitato principio, la Corte Cass. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto non adempiuto l'onere probatorio gravante sulla banca, dato che questa si era limitata ad indicare le misure di sicurezza predisposte per evitare l'accesso al «caveau», senza spiegare e giustificare le ragioni della loro inidoneità ad impedire l'accesso dei ladri nel locale). — Cass. I, sent. 7081 del 5-4-2005

 

Nel servizio bancario delle cassette di sicurezza, la clausola che contempli la concessione dell'uso della cassetta per la custodia di cose di valore non eccedente un determinato ammontare, facendo carico al cliente di non inserirvi beni di valore complessivamente superiore, e che, correlativamente, neghi oltre detto ammontare la responsabilità della banca per la perdita dei beni medesimi, lasciando gravare sul cliente gli effetti pregiudizievoli ulteriori, integra un patto limitativo non dell'oggetto del contratto, ma del debito risarcitorio della banca, ed è è pertanto soggetta alla disposizione dell'art. 1229 cod. civ. in tema di nullità dell'esclusione o delimitazione convenzionale della responsabilità del debitore per i casi di dolo o colpa grave; ne consegue che, una volta che il cliente abbia fatto uso delle naturali potenzialità del contratto — la cui funzione tipica consiste nel mettere a disposizione una complessa struttura materiale, tecnica ed organizzativa, idonea a realizzare condizioni di sicurezza, superiori a quelle raggiungibili dal cliente nella sua sfera privata —, non è configurabile, da parte sua, una violazione del dovere di buona fede per il solo fatto che egli abbia omesso di informare la banca in ordine ai beni immessi e al loro valore, né tale mancata comunicazione è suscettibile di circoscrivere l'obbligo risarcitorio della banca sotto il profilo della imprevedibilità del danno, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1225 cod. civ. — Cass. I, sent. 14462 del 29-7-2004

 

In tema di responsabilità della banca verso l'utente nell'esercizio del servizio delle cassette di sicurezza, il parametro di valutazione di detta responsabilità, individuato dall'art. 1839 cod. civ. nella idoneità dei locali ed integrità della cassetta, salvo il caso fortuito, deve necessariamente raccordarsi con quanto previsto in tema di clausole di esonero dalla responsabilità dall'art. 1229 cod. civ., secondo cui è nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave, nonché con il principio di cui all'art. 1176, secondo comma, cod.civ., il quale stabilisce che, per le obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata; ne consegue che, dovendo l'esercizio dell'attività bancaria (per la sua natura derivante dal modo in cui l'attività è «autorizzata» e «riservata» agli istituti di credito e disciplinata dal legislatore) ispirarsi al criterio di alta diligenza professionale di cui all'art. 1176, secondo comma, c.c., è configurabile la colpa grave, e la conseguente responsabilità della banca, in caso di inadempimento derivante dall'omessa o insufficiente predisposizione delle cautele e delle misure atte a prevenire i furti dei beni custoditi nelle cassette. — Cass. I, sent. 3389 del 7-3-2003

 

In relazione alla disciplina dell’art. 1579 cod. civ., che circoscrive l'inefficacia della clausola limitativa della responsabilità del locatore alle ipotesi in cui i vizi della cosa siano stati taciuti in mala fede dal locatore o ne rendano impossibile il godimento, è da ritenersi valida la rinuncia del conduttore alla garanzia per vizi ignorati senza colpa dal locatore, e ciò anche quando i vizi abbiano a manifestarsi soltanto successivamente alla consegna della cosa. Nella specie la SC, ha formulato il principio di cui sopra, in relazione ad una ipotesi in cui il giudice di merito aveva ritenuto operativa la clausola in un caso in cui il mancato temporaneo godimento era stato dovuto all'esecuzione di opere di riparazione determinate dal crollo del solaio di divisione con il sottostante cantinato per difetti che, al momento della consegna del bene, non potevano essere accertati con l'ordinaria diligenza. — Cass. III, sent. 16220 del 18-11-2002

 

In tema di fideiussione, la clausola di deroga alla decadenza del creditore ex art. 1957 cod. civ. non contrasta con l’art. 1229, primo comma, dello stesso codice (che prevede la nullità di qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave), atteso che essa aggrava, anziché limitare, la responsabilità del fideiussore, il quale assume la veste di debitore nel rapporto (unilaterale) di fideiussione. — Cass. III, sent. 4444 del 27-3-2002

 

Non può ritenersi vietata dall’art. 1229 cod. civ., ed è quindi valida, la cosiddetta «clausola di manleva», normalmente inserita nei contratti di appalto o di concessione di lavori e servizi per le ferrovie dello Stato, con la quale, ferma la responsabilità dell’amministrazione verso i dipendenti dell’appaltatore o del concessionario danneggiati dal fatto colposo dell’amministrazione stessa, si consenta tuttavia a quest’ultima di riversare su altri, ed anche sullo stesso appaltatore o concessionario, gli oneri derivanti dalla propria responsabilità, a condizione, peraltro, che il terzo, assuntore di tali oneri, vi abbia un interesse (in difetto del quale il patto sarebbe nullo per mancanza o illiceità della causa). — Cass. III, sent. 15891 del 17-12-2001

 

Con riguardo al contratto bancario inerente al servizio delle cassette di sicurezza, la clausola che contempli la concessione dell’uso della cassetta per la custodia di cose di valore non eccedente un determinato ammontare, facendo carico al cliente di non inserirvi beni di valore complessivamente superiore, e che, correlativamente, neghi oltre detto ammontare la responsabilità della banca per la perdita dei beni medesimi, lasciando gravare sul cliente gli effetti pregiudizievoli ulteriori, integra un patto limitativo non dell’oggetto del contratto, ma del debito risarcitorio della banca, in quanto, a fronte dell’inadempimento di essa all’obbligo di tutelare il contenuto della cassetta (obbligo svincolato da quel valore, alla stregua della segretezza delle operazioni dell’utente), fissa un massimale all’entità del danno dovuto in dipendenza dell’inadempimento stesso. Tale clausola, pertanto, è soggetta tanto alle disposizioni dell’art. 1229 primo comma, cod. civ., in tema di nullità dell’esclusione o delimitazione convenzionale della responsabilità del debitore per i casi di dolo o colpa grave, quanto a quelle di cui agli artt. 1469bis seguenti stesso codice, in tema di «inefficacia» («rectius», nullità) di clausole comportanti uno squilibrio a carico del cliente — consumatore, che si risolvano, in caso di inadempimento della banca, in una limitazione nella proposizione dell’azione risarcitoria nei confronti della stessa (art. 1469 quinquies, punto 2 cod. civ.). — Cass. I, sent. 4946 del 4-4-2001

 

In tema di responsabilità contrattuale di un istituto bancario, la validità delle disposizioni di cui all’art. 17 delle norme bancarie uniformi (a mente del quale le banche che intervengono nell’incasso di «carta commerciale» non assumono alcuna responsabilità per le conseguenze derivanti da ritardi e/o perdite nell’inoltro di messaggi, lettere e documenti), è circoscritta entro i limiti stabiliti dall’art. 1229 cod. civ. che sancisce la radicale nullità di qualsiasi patto che escluda o limiti preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave, a prescindere dalla specifica approvazione per iscritto della relativa clausola. (Nell’affermare il suindicato principio di diritto, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la pronuncia del giudice di merito che aveva condannato al risarcimento dei danni, ritenutane la grave negligenza, un istituto di credito che, dopo aver ricevuto, da parte di un cliente, il versamento in conto corrente di due assegni in dollari emessi su di una banca estera sita in India, aveva spedito a quest’ultima la richiesta di pagamento dei titoli — il cui importo era stato accreditato al cliente medesimo nel suo controvalore in lire — accompagnata dal loro contestuale invio — necessario, trattandosi di titoli di credito — senza, peraltro, svolgere alcuna preventiva indagine circa l’affidabilità della banca emittente, con ciò violando gravemente ogni regola di elementare diligenza e prudenza). — Cass. 13-7-98, n. 6826

 

Il patto di manleva, con cui il fornitore assume, a favore e nei confronti del concedente, la responsabilità per danni derivanti da vizi e difetti del bene oggetto di leasing — contratto trilaterale — esonerandolo, anche per colpa grave, dal corrispondente obbligo verso l’utilizzatore, non è nullo perché il conferimento a questi della conseguente azione nei confronti del mallevadore rientra nell’autonomia contrattuale, e risponde all’interesse del fornitore, normalmente produttore del bene, con il quale solitamente è l’utilizzatore a svolgere le trattative e la fase esecutiva del contratto, mentre il concedente interviene per il pagamento del prezzo corrispettivo. — Cass. 2-3-98, n. 2265

 

Nel contratto a prestazioni corrispettive di cui all’art. 1839 cod. civ. relativo al servizio delle cassette di sicurezza, la banca si obbliga, verso il pagamento di un canone, a mettere a disposizione del cliente locali idonei all’espletamento di tale servizio e a provvedere alla custodia dei medesimi e all’integrità della cassetta (locazione di cose con concorrente locatio operis), senza alcun riferimento agli oggetti immessi nella cassetta (che non costituiscono oggetto della custodia), né, in particolare, differenziazione di locali o di modalità di custodia in relazione al contenuto della cassetta. Ne consegue che la clausola secondo cui l’uso della cassetta è concesso per la custodia di cose di valore complessivo non superiore ad un certo limite, con l’obbligo dell’utente di non conservare nella cassetta medesima cose aventi un valore superiore a tale importo, alla quale si correla la ulteriore previsione che, ai fini del risarcimento del danno subito dal cliente, deve tenersi conto di detta clausola, non può che avere la funzione di limitare la responsabilità risarcitoria della banca, ed è quindi soggetta alle disposizioni dell’art. 1229, primo comma, cod. civ., sulla nullità dei patti limitativi della responsabilità anche per i casi di dolo e colpa grave. (Nella specie, i concessionari della cassetta di sicurezza, titolari di una gioielleria, avevano immesso nella cassetta, così come provato con testimoni, lingotti, sfoglie e monete d’oro per un valore, all’epoca della decisione, di circa 210 milioni, nonostante il limite contrattuale di un milione e mezzo; la sentenza di merito, confermata dalla S.C., ha riconosciuto il pieno risarcimento, data la colpa grave della banca). — Cass. 24-1-97, n. 750

 

In un contratto di leasing finanziario, nell’ipotesi in cui l’utilizzatore prescelga, oltre al bene, la persona che dovrà fornirglielo, e sia stabilito che il fornitore consegni direttamente il bene all’utilizzatore, il fornitore viene ad assumere la posizione del soggetto indicato dal creditore (l’utilizzatore) al debitore (il concedente) per ricevere la prestazione di questo, che è costituita dalla conclusione del contratto di compravendita del bene con il fornitore impiegando il capitale, così da determinare nel fornitore l’obbligazione di consegnare il bene all’utilizzatore. Ne consegue che non è nulla la clausola che ponga a carico dell’utilizzatore il rischio della mancata consegna da parte del fornitore, per preteso contrasto con l’art. 1229 cod. civ. in quanto escludente la responsabilità del concedente per colpa grave, posto che detta clausola non comporta un esonero di responsabilità, giacché in questo caso può considerarsi gravare sul concedente solo l’obbligazione di determinare in capo al fornitore l’obbligo di consegnare all’utilizzatore, assumendo il fornitore, nel caso, il ruolo di ausiliario dell’utilizzatore e non del concedente. — Cass. 21-6-93, n. 6862

 

È costituzionalmente illegittimo, per contrasto con gli artt. 3 e 41 Cost., l’art. 1, primo comma, della legge 22 agosto 1985, n. 450 (norme relative al risarcimento dovuto dal vettore stradale per perdita o avaria delle cose trasportate), nella parte in cui non eccettua dalla limitazione della responsabilità del vettore per i danni derivanti da perdita o avaria delle cose trasportate il caso di dolo o colpa grave. Da un insieme di norme, contenute nel cod. civ. (art. 1228, primo comma della Convenzione di Ginevra sul trasporto internazionali di merci su strada, resa esecutiva in Italia dalla legge 6 dicembre 1960, n. 1621), si ricava il principio generale, conforme alla tradizione giuridica europea, che non ammette il debitore ad avvalersi di limitazioni convenzionali o legali di responsabilità quando l’inadempimento dipende da dolo o colpa grave; principio che, mentre vicola inderogabilmente l’autonomia privata, non vincola il legislatore, non essenso coperto da garanzia costituzionale. Il limite di responsabilità del vettore, specialmente quando è configurato come invalicabile anche nell’ipotesi di dolo o colpa grave, deve essere compensato da idonee garanzie di adeguatezza del risarcimento del danno in ossequio al principio di ragionevolezza e della connessa esigenza di equo contemperamento dell’interesse degli autotrasportatori con l’interesse delle imprese utenti tutelato dall’art. 41 Cost. — Corte cost. 22-11-91, n. 420

 

Non può ritenersi vietata dall’art. 1229 cod. civ., ed è quindi valida, la cosiddetta clausola di manleva con la quale l’appaltante riversi sull’appaltatore gli obblighi derivanti dalla propria responsabilità nei confronti di terzi — e ciò qualunque sia il suo grado di colpa ed anche nell’ipotesi che la stessa si concreti nella violazione di norme di legge — a condizione, però, che l’assuntore di tali obblighi vi abbia un interesse. — Cass. 21-11-88, n. 6267

 

Qualora dall’opera appaltata (nella specie, costruzione di edificio) siano derivati, per manchevolezze di progettazione e vizi di esecuzione, danni a terzi, e di tali danni debbano solidalmente rispondere il committente e l’appaltatore, l’indagine diretta a stabilire, nei rapporti interni fra questi ultimi, l’entità delle rispettive colpe e la graduazione del relativo onere risarcitorio, non può essere risolta in senso favorevole al committente, con riguardo ai danni attinenti all’esecuzione dell’opera medesima, per il solo fatto che una clausola del contratto ne preveda l’esonero da ogni responsabilità, a fronte dell’impegno dell’appaltatore di adottare tutte le cautele necessarie ad evitare pregiudizi ai terzi, atteso che, pur in presenza di una siffatta clausola (la cui validità resta soggetta ai limiti fissati dall’art. 1229 cod. civ.), non può essere esclusa l’addebitabilità al committente di quelle modalità esecutive corrispondenti a disposizioni tassative impartite tramite il direttore dei lavori, che esorbitino dall’esercizio di un mero potere di controllo, e siano riconducibili ad una penetrante ingerenza del committente stesso, incompatibile con l’autonomia dell’appaltatore (salvo il suo dovere di segnalare al committente la pericolosità delle soluzioni imposte, ove riscontrabile con l’uso della dovuta diligenza). — Cass. 29-5-84, n. 3288

 

L’art. 1229 cod. civ., operante anche nei contratti stipulati con la P.A., il quale sancisce la nullità del patto che escluda o limiti preventivamente la responsabilità del debitore, oltre che per il caso di dolo o colpa grave, anche per il caso in cui il fatto del debitore medesimo integri violazione di obblighi derivanti da norme di ordine pubblico, può trovare applicazione, con riguardo alla clausola del contratto di locazione che escluda l’obbligo dell’amministrazione concedente di garantire il conduttore da eventuali pretese di terzi sul bene locato, solo ove si deduca e dimostri la ricorrenza della prima delle indicate ipotesi, e non anche con riferimento alla seconda, in quanto la norma che impone al locatore la suddetta garanzia (art. 1585 cod. civ.) non rientra fra quelle dettate per ragioni di ordine pubblico. — Cass. Sez. Un. 10-1-84, n. 171

 

Anche nei contratti stipulati con la pubblica amministrazione, devono ritenersi nulle ed inoperanti le clausole di esonero della responsabilità dell’amministrazione medesima, a norma dell’art. 1229, primo comma, cod. civ., nella parte in cui si riferiscano ad ipotesi di colpa grave o dolo. — Cass. 20-3-82, n. 1817

 

Dal coordinamento delle disposizioni di cui agli artt. 1229 — che consente le clausole che escludono o limitano la responsabilità del debitore per colpa lieve nell’inadempimento e nell’inesatto adempimento — e 1218 cod. civ. che pone, in via presuntiva, tale responsabilità a carico del debitore, salva la prova che l’inadempimento o il ritardo sia derivato esclusivamente da causa, esattamente individuata, a lui non imputabile — deriva che — in presenza di una clausola siffatta e qualora l’adempimento sia mancato o sia stato inesatto — il debitore ha l’onere di provare o l’esistenza di una causa a lui estranea, cioè al di fuori del suo potere di controllo, che abbia determinato l’inadempimento (o l’inesatto adempimento), oppure che la sua attività (od inattività) concreti semplicemente una colpa lieve, senza trascendere nella colpa grave o nel dolo, restando altrimenti a suo carico la responsabilità per l’inadempimento (od inesatto adempimento). — Cass. 21-3-81, n. 1656

 

Il divieto sancito dall’art. 1229 cod. civ. di stipulare patti preventivi di irresponsabilità, trova la sua ratio nell’esigenza di non consentire l’indiretta acquiescenza alla violazione di norme fondamentali per la convivenza sociale e di eliminare una remora alla colpa grave e al dolo. Tuttavia, detto divieto, essendo limitativo del generale principio dell’autonomia negoziale, non si estende ai patti con i quali si convenga il trasferimento ad altri dell’incidenza economica del danno, in quanto in tale ipotesi il patto non determina alcuna forma di irresponsabilità, ma riversa soltanto su di un altro soggetto le conseguenze patrimoniali dell’illecito, senza violare il diritto del danneggiato. — Cass. 8-3-80, n. 1543

 

Il divieto, sancito dall’art. 1229 cod. civ., di preventiva esclusione o limitazione della responsabilità del debitore nei casi di dolo o colpa grave, è riferibile, configurandosi come una limitazione dell’autonomia negoziale delle parti, unicamente ai patti da queste liberamente stipulati e, perciò, non trova applicazione allorché analoghe esclusioni o limitazioni siano stabilite da particolari disposizioni legislative. — Cass. 26-11-79, n. 6197

 

Agli obblighi, gravanti sul locatore ai sensi dell’art. 1575, n. 2, cod. civ., di mantenere l’appartamento locato in istato da servire all’uso convenuto e da riportare l’obbligo, assunto per contratto, di assicurare il servizio di portierato (da cui nasce una responsabilità del locatore per fatto dell’ausiliario: art. 1228 cod. civ.), giacché la nozione di cosa locata non può essere ristretta alla singola unità dell’edificio ma va estesa alle pertinenze, agli accessori ed ai servizi. È tuttavia valido il patto che esonera il locatore dalla responsabilità per danni (ed è incensurabile l’interpretazione del giudice del merito che ritiene trattarsi di responsabilità non solo aquiliana ma anche contrattuale) derivati da fatto del portinaio o di un terzo, poiché tale patto preventivo di esonero non contrasta con obblighi derivanti da norme di ordine pubblico (art. 1229 cpv. cod. civ.), ossia con l’obbligo del portinaio di dispiegare la necessaria vigilanza e di opporsi efficacemente alla consumazione di azioni delittuose sancito dall’art. 113 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, né l’interpretazione che ne conserva la validità svuota di contenuto l’obbligo di assicurare il servizio di portierato, ponendosi così in contrasto col principio di buona fede. (Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza del merito, con cui era stata negata la responsabilità del locatore, non tempestivamente avvertito della difettosa chiusura del portone, per i danni subiti dal conduttore per furto nell’appartamento locato). — Cass. 29-7-75, n. 2938

 

La clausola, inserita fra le condizioni generali di un contratto di vendita, con la quale il compratore esonera il venditore da ogni responsabilità nel caso di mancata o ritardata consegna della cosa, per qualsiasi motivo, e nulla, ancorche oggetto di specifica approvazione per iscritto, a norma dell’art. 1229 cod. civ.; essa infatti, dato il suo ampio ed incondizionato contenuto, determina una preventiva e totale esclusione della responsabilita del debitore, oltre il consentito limite della colpa lieve. — Cass. 16-5-75, n. 1918

 

Il principio contenuto nell’art. 1229 cod.civ., relativo alle clausole di esonero della responsabilità, è valido anche nel campo della responsabilità extracontrattuale. — Cass. 3-7-68, n. 2240