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Art. 1957. Scadenza dell'obbligazione principale.

Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'obbligazione principale, purché il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate.

La disposizione si applica anche al caso in cui il fideiussore ha espressamente limitato la sua fideiussione allo stesso termine dell'obbligazione principale.

In questo caso però l'istanza contro il debitore deve essere proposta entro due mesi.

L'istanza proposta contro il debitore interrompe la prescrizione anche nei confronti del fideiussore.

 

 

 

Giurisprudenza:

 

Decadenza del creditore dal diritto di pretendere l'adempimento dell'obbligazione fideiussoria - Rinuncia preventiva da parte del fideiussore - La decadenza del creditore dall'obbligazione fideiussoria ai sensi dell'articolo 1957 del codice civile per effetto della mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale può formare oggetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore, trattandosi di pattuizione affidata alla disponibilità delle parti che non urta contro alcun principio di ordine pubblico, comportando soltanto l'assunzione, da parte del fideiussore, del maggior rischio inerente al mutamento delle condizioni patrimoniali del debitore. - Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Ordinanza 16 aprile 2018, n. 9379

 

Decadenza del creditore dal diritto di pretendere l'adempimento dell'obbligazione fideiussoria - Rinuncia preventiva da parte del fideiussore - La decadenza del creditore dal diritto di pretendere l'adempimento dell'obbligazione fideiussoria, sancita dall'art. 1957 c.c. per effetto della mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale, può essere preventivamente rinunciata dal fideiussore, trattandosi di pattuizione rimessa alla disponibilità delle parti che non urta contro alcun principio di ordine pubblico, comportando soltanto l'assunzione, per il garante, del maggior rischio inerente al mutamento delle condizioni patrimoniali del debitore. - Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile, Ordinanza 4 dicembre 2017, n. 28943

 

Fallimento del debitore principale – Pattuizione del beneficio di escussione ex art.1944, comma 2, c.c. - In caso di fallimento del debitore principale, per evitare la decadenza dalla garanzia prevista dall'art. 1957, comma 1, c.c., il creditore, se è stato pattuito il beneficio di escussione ex art.1944, comma 2, c.c., deve necessariamente proporre domanda di insinuazione al passivo fallimentare nel termine semestrale, mentre, in mancanza di tale pattuizione (c.d. fideiussione solidale), ha facoltà di agire, a sua scelta, indifferentemente nei confronti del debitore principale fallito, insinuandosi al passivo del fallimento, ovvero nei confronti del garante nelle forme ordinarie. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 16 ottobre 2017, n. 24296

 

Contratto autonomo di garanzia con clausola di pagamento 'a prima richiesta' - In tema di contratto autonomo di garanzia, ove le parti abbiano convenuto che il pagamento debba avvenire "a prima richiesta", l'eventuale rinvio pattizio alla previsione della clausola di decadenza di cui all'art. 1957, comma 1, c.c., deve intendersi riferito - giusta l'applicazione del criterio ermeneutico previsto dall'art. 1363 c.c. - esclusivamente al termine semestrale indicato dalla predetta disposizione; pertanto, deve ritenersi sufficiente ad evitare la decadenza la semplice proposizione di una richiesta stragiudiziale di pagamento, non essendo necessario che il termine sia osservato mediante la proposizione di una domanda giudiziale, secondo la tradizionale esegesi della norma, atteso che, diversamente interpretando, vi sarebbe contraddizione tra le due clausole contrattuali, non potendosi considerare "a prima richiesta" l'adempimento subordinato all'esercizio di un'azione in giudizio. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 26 settembre 2017, n. 22346

 

Fallimento del debitore principale - Insinuazione al passivo - In tema di fideiussione, nel caso di apertura a carico del debitore principale di una procedura concorsuale, il creditore garantito, per evitare di incorrere nella decadenza di cui all’art. 1957 c.c., è tenuto a proporre la propria istanza contro il debitore nelle forme dell’insinuazione al passivo. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 28 luglio 2017, n. 18779

 

Contratto autonomo di garanzia - Il contratto autonomo di garanzia reca come connotato fondamentale l’assenza di accessorietà dell’obbligazione del garante rispetto a quella dell’ordinante, essendo la prima qualitativamente diversa dalla seconda, oltre che rivolta non al pagamento del debito principale, bensì ad indennizzare il creditore insoddisfatto mediante il tempestivo versamento di una somma di denaro predeterminata, sostitutiva della mancata o inesatta prestazione del debitore; ne consegue, pertanto, una generale inapplicabilità a tale contratto del disposto dell’art. 1957 c.c., salvo diversa specifica pattuizione intercorsa tra le parti, purché compatibile con le restanti clausole contrattuali. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 28 marzo 2017, n. 7883

 

Istanza del creditore contro il debitore entro sei mesi dalla per l'adempimento dell'obbligazione - denuncia di inadempimento - L'art. 1957 c.c., nell'imporre al creditore di proporre la sua "istanza" contro il debitore entro sei mesi dalla scadenza per l'adempimento dell'obbligazione garantita dal fideiussore, a pena di decadenza dal suo diritto verso quest'ultimo, tende a far sì che il creditore stesso prenda sollecite e serie iniziative contro il debitore principale per recuperare il proprio credito, in modo che la posizione del garante non resti indefinitamente sospesa; pertanto, il termine "istanza" si riferisce ai vari mezzi di tutela giurisdizionale del diritto di credito, in via di cognizione o di esecuzione, che possano ritenersi esperibili al fine di conseguire il pagamento, indipendentemente dal loro esito e dalla loro idoneità a sortire il risultato sperato. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non costituire "istanza" ai fini dell'art. 1957 c.c. la denuncia di inadempimento effettuata più volte alla società italiana cauzioni). - Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 29 gennaio 2016, n. 1724

 

Garanzia fideiussoria concessa con durata inferiore al mutuo ipotecario garantito - La prestazione di garanzia fideiussoria può essere concessa con durata inferiore al mutuo ipotecario garantito, non assumendo rilevanza né che il creditore adempia sin dall'inizio del rapporto al suo obbligo di esborso di quanto mutuato, né che l'obbligo restitutorio del mutuatario sorga per l'intero dal momento della conclusione del contratto, pur se la restituzione sia dilazionata nel tempo, sicché il fideiussore non risponde degli inadempimenti verificatisi dopo la scadenza della garanzia se durante il suo periodo di efficacia sia stato rispettato il piano d'ammortamento. - Cassazione Civile, Sezione 3, Sentenza 30 dicembre 2014, n. 27531

 

Decorrenza del termine relativamente ad obbligazioni con scadenze periodiche - In tema di decadenza del creditore dall'obbligazione fideiussoria per effetto della mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale, qualora il debito sia ripartito in scadenze periodiche, ciascuna delle quali dotata di un grado di autonomia tale da potersi considerare esigibili anche prima ed indipendentemente dalla prestazione complessiva, il "dies a quo", agli effetti dell'art. 1957 cod. civ., va individuato in quello di scadenza delle singole prestazioni e non già dell'intero rapporto, in quanto scopo del termine di decadenza è quello di evitare che il fideiussore si trovi esposto all'aumento indiscriminato degli oneri inerenti alla sua garanzia, per non essersi il creditore tempestivamente attivato al primo manifestarsi dell'inadempimento, magari proprio contando sulla responsabilità solidale del fideiussore. (Nella specie la S.C. ha ravvisato l'autonomia delle prestazioni aventi ad oggetto le singole rate del canone annuo pattuito per la locazione, anche considerando che la legge autorizza il locatore ad agire per la risoluzione del contratto decorsi venti giorni dalla scadenza del canone ineseguito). - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 11 luglio 2014, n. 15902

 

Decadenza del creditore dal diritto di pretendere l'adempimento dell'obbligazione fideiussoria - Rinuncia preventiva da parte del fideiussore - La decadenza del creditore dal diritto di pretendere l'adempimento dell'obbligazione fideiussoria, sancita dall'art. 1957 cod. civ. per effetto della mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale, può essere preventivamente rinunciata dal fideiussore, trattandosi di pattuizione rimessa alla disponibilità delle parti che non urta contro alcun principio di ordine pubblico, comportando soltanto l'assunzione, per il garante, del maggior rischio inerente al mutamento delle condizioni patrimoniali del debitore. - Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 24 settembre 2013, n. 21867

 

Onere di escutere altri garanti o richiedere il pagamento di crediti ceduti dal debitore – Esclusione - L'art. 1957 cod. civ., il quale prevede l'onere per il creditore di proporre le sue istanze contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione di questi, pena la decadenza della garanzia fideiussoria, nulla dispone con riguardo alla necessità per il creditore di escutere nel termine in questione le altre eventuali garanzie prestate dal debitore o di richiedere il pagamento di crediti ceduti dal debitore. - Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 1 dicembre 2010, n. 24391

 

Qualora un contratto di fideiussione venga stipulato a garanzia del pagamento dei canoni di un contratto di locazione, ove si determini una morosità del conduttore tale da giustificare la domanda di risoluzione da parte del locatore, questi è tenuto a riferire al fideiussore della morosità, onde farsi autorizzare ad attendere il pagamento, in tal modo facendo credito al conduttore con la garanzia del fideiussore; se ciò non avviene, è applicabile la previsione dell'art. 1956 cod. civ., secondo cui in tale ipotesi il fideiussore è liberato dalla propria obbligazione. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, nonostante il fideiussore avesse chiesto di vedere riconosciuta la propria liberazione ai sensi degli artt. 1956 e 1957 cod. civ., aveva omesso di pronunciarsi sul punto, ritenendo il permanere dell'obbligazione di garanzia). — Cass. III, sent. 3525 del 13-2-2009

 

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 cod. civ. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 cod. civ., o di regresso ex art. 1950 cod. civ.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore. — Cass. I, sent. 28838 del 5-12-2008

 

La decadenza del creditore dal diritto di escutere la fideiussione, prevista dall'art. 1957 cod. civ. quale conseguenza del mancato inizio dell'azione giudiziaria nei confronti del debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione, non è posta a presidio di alcun interesse di ordine pubblico, e può di conseguenza essere derogata dalle parti sia esplicitamente, sia implicitamente attraverso un comportamento concludente. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, rilevandone la correttezza nella parte in cui essa, accertato che il fideiussore, ricevuta la richiesta di pagamento da parte del debitore garantito, aveva risposto di volere attendere l'esito della lite tra il creditore medesimo ed il debitore principale prima di assumere qualsiasi determinazione, aveva ritenuto tale condotta come abdicativa della facoltà di avvalersi della decadenza ex art. 1957 cod. civ.). — Cass. III, sent. 13078 del 21-5-2008

 

La decadenza prevista in tema di fideiussione dall'art. 1957 cod. civ., per l'ipotesi che il creditore non coltivi entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione la propria pretesa nei confronti del debitore principale, così come può essere pattiziamente esclusa nei contratti di fideiussione tipici, allo stesso modo può essere volontariamente estesa ad un contratto autonomo di garanzia, il quale preveda una clausola di pagamento "a prima richiesta". In questo caso, però, la suddetta decadenza può essere evitata dal creditore non solo iniziando l'azione giudiziaria nei confronti del debitore principale, ma anche soltanto rivolgendo al fideiussore la richiesta di adempimento. — Cass. III, sent. 13078 del 21-5-2008

 

Il contratto di fideiussione «omnibus», che contenga una clausola di reviviscenza dell'obbligazione di garanzia per il caso di revoca dei pagamenti effettuati dal debitore garantito, non è affetto da nullità, né è ammissibile per la predetta clausola un'interpretazione analogica del secondo comma dell'art. 1341 cod. civ., il quale ha carattere tassativo, né ricorre, ai fini di un'interpretazione estensiva, identità di fattispecie con il caso espressamente previsto da tale norma (clausola di limitazione della facoltà di opporre eccezioni), potendo l'eccezione di pagamento essere dedotta solo dopo la revoca del medesimo. (Principio espresso in fattispecie, per obbligazione principale sorta anteriormente alla vigenza della legge n. 154 del 1992, di revocatoria fallimentare delle rimesse in conto corrente eseguite in favore della banca dal debitore principale). — Cass. I, sent. 3011 del 8-2-2008

 

In tema di interpretazione del contratto ed ai fini della ricerca della comune intenzione dei contraenti, il primo e principale strumento è rappresentato dal senso letterale delle parole e delle espressioni utilizzate, con la conseguente preclusione del ricorso ad altri criteri interpretativi, quando la comune volontà delle parti emerga in modo certo ed immediato dalle espressioni adoperate e sia talmente chiara da precludere la ricerca di una volontà diversa; il rilievo da assegnare alla formulazione letterale va poi verificato alla luce dell'intero contesto contrattuale e le singole clausole vanno considerate in correlazione tra loro, dovendo procedersi al rispettivo coordinamento a norma dell'art. 1363 cod. civ. e con riguardo a tutta la formulazione letterale della dichiarazione negoziale, in ogni parte e parola che la compone, dovendo il giudice collegare e raffrontare tra loro frasi e parole al fine di chiarirne il significato. (Nella specie la S.C., confermando la decisione dei giudici di merito, ha ritenuto incensurabile la ricostruzione della clausola di garanzia «a maggior garanzia del mutuo» afferente ad un contratto qualificato come fidejussione del fidejussore, in cui una prima clausola regolava il rapporto garantito con riguardo ai versamenti a saldo delle rate di un mutuo e l'altra gli effetti della risoluzione anticipata del contratto di mutuo per inadempimento della mutuataria). — Cass. III, sent. 18180 del 28-8-2007

 

La cessione del contratto di locazione disciplinata dall'art. 36 della legge n. 392 del 1978 costituisce una fattispecie negoziale che consta di elementi essenziali (quali l'accordo tra il cedente e il cessionario unitamente al trasferimento dei diritti e degli obblighi scaturenti dal rapporto) e di elementi solo eventuali, che possono essere di segno positivo, come l'opposizione per gravi motivi alla cessione, o negativo, quale la non liberazione del cedente dall'obbligo di pagamento del canone trasferitosi sul cessionario, che rappresenta una manifestazione di volontà produttiva dell'effetto di rendere cedente e cessionario coobbligati in via sussidiaria (nel senso che il primo può divenire responsabile subordinatamente all'accertato inadempimento del secondo, preventivamente escusso). Nel caso di plurime cessioni successive a catena ciascuna nuova dichiarazione di non liberazione del cedente non spiega in alcun modo effetto caducatorio sulla dichiarazione precedente, con la conseguenza che la fonte dell'obbligazione di ciascun cedente successivo si identifica nella stessa volontà della parte (e, dunque, non nella legge), da cui promana una dichiarazione unilaterale caratterizzantesi come fonte volontaria di obbligazione, costituente un atto idoneo a produrla, in relazione alla norma generale di cui all'art. 1173 cod. civ., «in conformità dell'ordinamento giuridico» (ovvero, nell'ipotesi in questione, del suddetto art. 36 della legge n. 392 del 1978). Da ciò consegue, in proposito, l'assoluta inconfigurabilità dell'istituto della fideiussione legale la cui fonte cesserebbe al cessare dell'obbligazione principale, poiché la fonte — convenzionale e non legale — dell'obbligazione di ciascun successivo cedente è costituita, viceversa, dalla predetta dichiarazione di non liberazione promanante dal creditore, cui la legge riconnette l'effetto automatico dell'estensione del vincolo al debitore-cedente, e, perciò, della sua corresponsabilità con tutti gli altri condebitori. (Nella specie, sulla scorta del complessivo principio riportato, la S.C. ne ha fatto conseguire, rigettando il relativo motivo di ricorso, che il principio della liberazione del primo cedente e di tutti i cedenti intermedi salvo l'ultimo, invocato dal ricorrente, legittimamente sostenibile solo postulando la caducazione dell'effetto della precedente dichiarazione di non liberazione in virtù della successiva cessione e della conseguente successiva similare dichiarazione emessa nei riguardi del successivo cessionario, non risultava affatto predicabile nella dedotta controversia in mancanza di una revoca, sia essa esplicita o tacita, delle precedenti dichiarazioni «non liberatorie»). — Cass. III, sent. 9486 del 20-4-2007

 

Clausola di rinuncia preventiva da parte del fideiussore – Inapplicabilità dell’art. 1341 cc. - La decadenza del creditore dall'obbligazione fideiussoria ai sensi dell'art. 1957 cod. civ. per effetto della mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale può formare oggetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore, trattandosi di pattuizione affidata alla disponibilità delle parti che non urta contro alcun principio di ordine pubblico, comportando soltanto l'assunzione, da parte del fideiussore, del maggior rischio inerente al mutamento delle condizioni patrimoniali del debitore. La clausola relativa a detta rinuncia non rientra, inoltre, tra quelle particolarmente onerose per le quali l'art. 1341, secondo comma, cod. civ. esige, nel caso che siano predisposte da uno dei contraenti, la specifica approvazione per iscritto dell'altro contraente. — Cass. III, sent. 9245 del 18-4-2007

 

Clausola di rinuncia preventiva da parte del fideiussore - In relazione al contratto di fideiussione, la decadenza del creditore dal diritto di pretendere dal fideiussore l'adempimento dell'obbligazione principale per mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale nel termine semestrale previsto dall'art. 1957, primo comma, cod. civ. può essere convenzionalmente esclusa per effetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore e non opera, in particolare, ove le parti abbiano previsto che la fideiussione si estingua solo all'estinguersi del debito garantito. — Cass. III, sent. 8839 del 13-4-2007

 

Istanza volta ad impedire la decadenza – Presupposti - In tema di fideiussione, la decadenza di cui all'art. 1957 cod. civ. — per il caso in cui il creditore non abbia proposto e diligentemente continuato le proprie istanze contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione — non è resa inoperante dall'apertura, a carico del debitore principale, di una procedura concorsuale: questa, infatti, non implica l'impossibilità giuridica di proporre istanze contro il debitore e di coltivarle diligentemente, ma comporta soltanto che la diligenza del creditore sia valutata in relazione alle possibilità concesse dall'ordinamento in questi casi. — Cass. I, sent. 24060 del 10-11-2006

 

Interruzione del termine di decadenza - Riconoscimento del diritto - In materia di cause che, a norma dell'art. 2966 cod. civ., impediscono la decadenza, il riconoscimento del diritto proveniente dalla persona contro la quale esso si deve far valere, se non è espresso, può essere desunto esclusivamente da un fatto che, avendo quale presupposto l'ammissione, totale o parziale, della pretesa avversaria, sia incompatibile con la volontà opposta. (Enunciando il principio di cui in massima, in fattispecie di estinzione della fideiussione, per non avere il creditore proposto le sue istanze nei confronti del fideiussore nel termine semestrale di decadenza di cui all'art. 1957 cod. civ., la Corte ha ritenuto che la dichiarata volontà del fideiussore di esaminare la richiesta del debitore principale di rinnovazione della fideiussione, riservandone la decisione all'organo competente, non implicasse rinunzia del fideiussore a far valere la decadenza del creditore dalla garanzia precedente). — Cass. I, sent. 24060 del 10-11-2006

 

L'obbligazione fideiussoria promana da un contratto risultante, nella sua configurazione tipica (art. 1936 cod. civ.), dalla proposta del fideiussore non rifiutata dal creditore, e non richiede quindi, perché si perfezioni, l'accettazione espressa di quest'ultimo (art. 1333 cod. civ.). Ne consegue che l'eventuale conferma inviata dal creditore costituisce un elemento esecutivo del negozio già concluso. Inoltre, in relazione al carattere accessorio del contratto di fideiussione rispetto all'obbligazione garantita e alla efficacia di esso anche se il debitore non ne abbia avuto conoscenza, non è necessaria la partecipazione diretta del fideiussore all'accordo con il quale la parte debitrice si obbliga nei confronti del creditore a dare fideiussione, poiché, come il debitore resta estraneo al negozio fideiussorio anche nel caso in cui abbia assunto per contratto l'obbligazione di prestare una fideiussione ai sensi dell'art. 1943 cod. civ., così anche il fideiussore non deve necessariamente partecipare all'accordo suddetto tra debitore e creditore. — Cass. III, sent. 13652 del 13-6-2006

 

Interruzione del termine di decadenza - Riconoscimento del diritto - In materia di cause che, a norma dell'art. 2966 cod. civ., impediscono la decadenza, il riconoscimento del diritto proveniente dalla persona contro la quale si deve far valere il diritto soggetto a decadenza, se non è espresso, può essere desunto esclusivamente da un fatto che, avendo quale presupposto l'ammissione, totale o parziale, della pretesa avversaria, sia incompatibile con la volontà opposta. A tal fine, le trattative per comporre bonariamente la vertenza, non avendo quale precipuo presupposto l'ammissione totale o parziale della pretesa avversaria e non rappresentando, quindi, riconoscimento del diritto altrui, non valgono, di per sé, ad impedire la decadenza. (Principio espresso in fattispecie di estinzione della fideiussione, per non avere il creditore proposto le sue istanze nei confronti del fideiussore nel termine semestrale di decadenza di cui all'art. 1957 cod. civ.). — Cass. I, sent. 10120 del 2-5-2006

 

In tema di efficacia della fideiussione, una volta scaduta l'obbligazione principale, ai fini della determinazione della tempestività della escussione della relativa garanzia, le norme dell'art. 1957 cod.civ. possiedono carattere generale e derogabile, atteso che le parti possono derogare a tali previsioni fissando, come nella specie, un termine convenzionale esplicito per tale escussione decorso il quale la garanzia perderà la sua efficacia, la valutazione del carattere decadenziale di tale termine essendo peraltro insindacabile in sede di giudizio di legittimità. — Cass. III, sent. 2263 del 2-2-2006

 

Con riguardo a contratto concluso da un «falsus procurator» (e perciò con efficacia sospesa fino alla ratifica da parte del «dominus»), il termine semestrale entro il quale il creditore ha l'onere, ai sensi dell'art. 1957 Cod. Civ., di chiedere giudizialmente l'adempimento dell'obbligazione garantita dal fidejussore (a pena di decadenza del suo diritto verso quest'ultimo), decorre non dalla data di scadenza dell'obbligazione, ma da quella in cui la ratifica viene portata a conoscenza del creditore, giacché la disposizione dell'art. 1399 Cod. Civ., secondo cui la ratifica dell'interessato ha effetto retroattivo, non può esplicare influenza sul termine di decadenza della fidejussione, che, avendo lo scopo di evitare la colpevole inerzia del creditore verso il debitore principale, presuppone che il primo abbia la possibilità concreta ed attuale di proporre l'azione giudiziale contro quest'ultimo. — Cass. II, sent. 1841 del 30-1-2006

 

Clausola di rinuncia preventiva da parte del fideiussore - La decadenza del creditore dal diritto di pretendere dal fideiussore l'adempimento dell'obbligazione principale per mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale, «ex» art. 1957 cod. civ., ben può essere convenzionalmente esclusa per effetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore, trattandosi di pattuizione affidata alla disponibilità delle parti, la quale non urta contro alcun principio di ordine pubblico, comportando soltanto l'assunzione, da parte del fideiussore, del maggior rischio inerente al mutamento delle condizioni patrimoniali del debitore. — Cass. I, sent. 394 del 11-1-2006

 

Fideiussione solidale – Istanza giudiziale proposta contro il fideiussore - Con riguardo alla cosiddetta fideiussione solidale, l'istanza giudiziale, da proporre entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione principale, ai sensi dell'art. 1957, comma primo, cod. civ., può essere rivolta, a scelta del creditore, contro l'uno o l'altro dei condebitori solidali, con la conseguenza che, qualora il creditore abbia tempestivamente proposto l'istanza contro il fideiussore, esercitando la facoltà di scelta spettantegli in base ai principi della solidarietà passiva, non è tenuto ad agire, prima della scadenza del suddetto termine, anche nei confronti del debitore principale. — Cass. III, sent. 19300 del 3-10-2005

 

Allorquando un'impresa acquisti dei beni per concederli in locazione finanziaria e contestualmente stipuli con il fornitore dei beni stessi un patto di riacquisto in caso di risoluzione anticipata del contratto di leasing per inadempimento del locatario, e tale patto sia qualificato dal giudice di merito come un contratto di garanzia, si versa in ipotesi non di garanzia autonoma, per configurare la quale occorre che manchi l'elemento dell'accessorietà, ma di garanzia fideiussoria, riconducibile allo schema tipico della fideiussione, con la conseguenza che, nella specie, è applicabile la norma di cui all'art. 1957 cod. civ.. — Cass. III, sent. 15199 del 19-7-2005

 

Qualora l'acquirente di un bene, destinato alla utilizzazione di un terzo in forza di un contratto di leasing, abbia stipulato con il venditore un patto di riacquisto in caso di inadempimento contrattuale da parte del terzo utilizzatore, costituisce accertamento di fatto stabilire se nel patto di riacquisto sia da ravvisare un negozio di garanzia ovvero una nuova vendita. Il relativo accertamento condotto dal giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità ove sia correttamente motivato. (Nella specie la S.C. ha confermato sul punto la sentenza di merito, che aveva ravvisato nel patto la natura e il contenuto di negozio autonomo di garanzia, in quanto faceva riferimento al debito dell'utilizzatore senza far venire in rilievo l'elemento della corrispettività proprio della «causa alienandi» della vendita). — Cass. III, sent. 15199 del 19-7-2005

 

Pagamento da parte del fideiussore del debito garantito senza esservi più obbligato – Surrogazione - Poiché le eccezioni che il debitore può opporre al fideiussore che agisce in regresso nei suoi confronti , avendo pagato senza dargliene avviso, le stesse che il debitore avrebbe potuto opporre al creditore principale all'atto del pagamento, il fideiussore, che abbia pagato il debito garantito senza esservi più obbligato per l'intervenuta decadenza di cui al primo comma dell'art. 1957 cod.civ., da lui non eccepita, può esercitare contro il debitore principale l'azione di regresso di cui all'art. 1950 cod. civ. senza che questi possa idoneamente opporgli l'intervenuta decadenza, che costituisce in questo caso eccezione «de iure tertii», come tale inidonea a paralizzare la pretesa di regresso del fideiussore, ed a vanificare l'obbligazione sussistente in capo al debitore di ripristinare il patrimonio del fideiussore per l'importo corrispondente a quanto pagato in adempimento del debito garantito. — Cass. III, sent. 14089 del 1-7-2005

 

La decadenza del creditore dal diritto di pretendere dal fideiussore l'adempimento dell'obbligazione principale per mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale (art. 1957 cod. civ.) può essere convenzionalmente esclusa per effetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore, trattandosi di pattuizione affidata alla disponibilità delle parti che non urta contro alcun principio di ordine pubblico, comportando soltanto l'assunzione, da parte del fideiussore, del maggior rischio inerente al mutamento delle condizioni patrimoniali del debitore. — Cass. III, sent. 14089 del 1-7-2005

 

Il socio della società di capitali assoggettata alla procedura di concordato preventivo non beneficia della cosiddetta «esdebitazione» per i debiti sorti nel periodo in cui egli è rimasto unico socio della società, per i quali il predetto è fideiussore «ex lege», sicché alla fattispecie è applicabile l'art. 1957, cod. civ., dovendo tuttavia essere esclusa la decadenza del creditore dalla fideiussione, qualora questi abbia presentato istanza per il riconoscimento del credito in sede concordataria, in quanto l'assoggettamento del debitore principale alla procedura concorsuale costituisce un impedimento giuridico ostativo alla realizzazione della pretesa nei confronti del medesimo. — Cass. I, sent. 2532 del 8-2-2005

 

In tema di fideiussione, la norma di cui all'art. 1957 cod. civ. (a mente della quale il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'obbligazione principale purché il creditore abbia, entro sei mesi, proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza coltivate) si applica a prescindere da qualsivoglia stato soggettivo (da considerarsi irrilevante) addotto dal creditore a giustificazione della sua inerzia, a prescindere, cioè, dal motivo per cui quest'ultimo non abbia coltivato le istanze di cui alla norma citata, dovendosi senz'altro predicare la legittimità dell'effetto estintivo della fideiussione all'esito della sola, obbiettiva circostanza del decorso del termine di sei mesi. In tema di termini prescrizionali e/o decadenziali, difatti, l'ordinamento, perseguendo indubitabili fini di certezza delle situazioni giuridiche, attribuisce rilievo unico, decisivo ed automatico alla circostanza che il termine stesso sia scaduto — senza che il soggetto abbia adempiuto all'onere o al dovere impostogli onde conseguire il soddisfacimento di un suo diritto ovvero giovarsi di effetti giuridici a lui favorevoli —, prescindendo «tout court» da valutazioni di tipo soggettivo (atteggiamento psicologico dell'interessato, motivi da lui perseguiti) in ragione delle quali si sia lasciato inutilmente scadere il termine di volta in volta fissato. — Cass. III, sent. 23967 del 23-12-2004

 

All'inesistenza, in seno all'ordinamento civilistico, di un generale principio di reviviscenza delle garanzie (reali o personali) allorché esse siano prestate da terzi nel caso di reviviscenza del credito assisitito consegue che, in tutte le ipotesi di reviviscenza dell'obbligazione principale per sopravvenuta caducazione di una sua causa estintiva, rivivono, con l'originaria obbligazione, anche le relative garanzie se prestate dal debitore principale, mentre, per ciò che concerne le garanzie prestate da terzi, quale (come nella specie) la garanzia fideiussoria ordinaria, il fenomeno della reviviscenza va senz'altro escluso, non potendo, all'uopo, invocarsi il disposto dell'art. 2881 cod. civ., dettato, in via eccezionale, con riferimento alla sola ipoteca. — Cass. III, sent. 21585 del 15-11-2004

 

Il creditore, per non perdere la garanzia fideiussoria, ha l'onere di proporre nei confronti del debitore principale, nel termine fissato dall'art. 1957 cod. civ., una iniziativa giudiziale, ovvero un'azione di cognizione o esecutiva che consenta l'accertamento o il soddisfacimento della sua pretesa creditoria, e qualora durante il decorso del termine, sopravvenga la dichiarazione di fallimento del debitore principale, il termine stesso continua a decorrere, in quanto il creditore, se non può più assumere iniziative giudiziali individuali, può impedire la decadenza presentando domanda di ammissione al passivo fallimentare. — Cass. III, sent. 21524 del 12-11-2004

 

Al contratto cosiddetto di assicurazione fideiussoria (o cauzione Fideiussoria o assicurazione cauzionale), caratterizzato dall'assunzione di un impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazioni, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta da un terzo, sono applicabili le disposizioni della fideiussione, salvo che sia stato diversamente disposto dalle parti. La clausola con la quale venga espressamente prevista la possibilità, per il creditore garantito, di esigere dal garante il pagamento immediato del credito «a semplice richiesta» o «senza eccezioni» riveste carattere derogatorio rispetto alla disciplina della fideiussione. Siffatta clausola, risultando incompatibile con detta disciplina, comporta l'inapplicabilità delle tipiche eccezioni fideiussorie, quali, ad esempio, quelle fondate sugli artt. 1956 e 1957 cod. civ., consentendo l'applicabilità delle sole eccezioni relative al rapporto garante/beneficiario. — Cass. III, sent. 10486 del 1-6-2004

 

Istanza volta ad impedire la decadenza – Presupposti - Agli effetti della disposizione contenuta nell'art. 1957 cod. civ., secondo la quale il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'obbligazione principale, purché il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate, per «istanza» deve intendersi ogni iniziativa di carattere giudiziario assunta secondo le forme prescritte dal codice di rito in relazione al tipo di tutela domandato; ne consegue che tutte le volte che il giudice debba essere adito con ricorso da depositarsi in cancelleria, la data cui avere riguardo è quella del deposito e non anche quella successiva della notificazione del ricorso e del pedissequo provvedimento. — Cass. III, sent. 7502 del 20-4-2004

 

In tema di diritti e azioni del creditore garantito nei confronti del fideiussore, si applica il termine di prescrizione decennale, previsto dall'art. 2946 cod. civ. — Cass. I, sent. 5720 del 23-3-2004

 

La decadenza dalla fideiussione, prevista dall'art. 1957 cod. civ. per il caso in cui il creditore, entro sei mesi dalla scadenza della obbligazione principale, non abbia proposto le sue istanze contro il debitore, può verificarsi, se il debito principale è ripartito in scadenze periodiche, in relazione a ciascuna scadenza, se ogni pagamento sia stato considerato come debito autonomo. Pertanto, nel caso del contratto di mutuo, nel quale l'obbligazione è unica, e la divisione in rate costituisce solo una modalità per agevolare una delle parti, senza conseguire l'effetto di frazionamento del debito in una serie di autonome obbligazioni, il debito non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell'ultima rata, con la conseguenza che il termine di cui al citato art. 1957 cod. civ. decorre non già dalla scadenza delle singole rate, ma dalla scadenza dell'ultima di esse. — Cass. III, sent. 2301 del 6-2-2004

 

La decadenza del creditore dal diritto di pretendere dal fideiussore l'adempimento dell'obbligazione principale per mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale (art. 1957 c.c.) può essere convenzionalmente esclusa per effetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore, trattandosi di pattuizione affidata alla disponibilità delle parti che non urta contro alcun principio di ordine pubblico, comportando soltanto l'assunzione, da parte del fideiussore, del maggior rischio inerente al mutamento delle condizioni patrimoniali del debitore. — Cass. III, sent. 776 del 20-1-2004

 

Qualora l’amministrazione di un ente locale abbia anticipato una parte del prezzo di un appalto all’impresa appaltatrice, come consentito dall’art. 12 del R.D. 18.11.1923, n. 2440, la revoca dell’anticipazione delle somme, che è espressione del potere di autotutela dell’ente committente in presenza del fatto obiettivo della mancata prosecuzione dell’appalto, implica il diritto di chiedere al fideiussore che ha garantito l’anticipazione il pagamento della somma, e, se non sono state previste deroghe espresse, anche per l’ente committente vale la regola dell’art. 1957 primo comma, secondo la quale il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell’obbligazione principale, purché il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza coltivate, con la precisazione che in questa fattispecie per «scadenza dell’obbligazione principale» deve intendersi non il termine di scadenza previsto originariamente nel contratto, bensì, l’epoca di ultimazione dei lavori, ovvero, in difetto, la data in cui per eventi di natura patologica (quali la risoluzione del contratto) il rapporto si sia comunque estinto. — Cass. III, sent. 11448 del 23-7-2003

 

Clausola di rinuncia preventiva da parte del fideiussore - Clausola di «pagamento a prima richiesta - La deroga all’art. 1957 cod. civ. non può ritenersi implicita nell’inserimento, nella fideiussione, di una clausola di «pagamento a prima richiesta» o di altra equivalente, sia perché detta norma è espressione di un’esigenza di protezione del fideiussore, che prescinde dall’esistenza di un vincolo di accessorietà tra l’obbligazione di garanzia e quella del debitore principale e può essere considerata meritevole di tutela anche nelle ipotesi in cui tale collegamento sia assente, sia perché, comunque, la presenza di una clausola siffatta non assume rilievo decisivo ai fini della qualificazione di un negozio come «contratto autonomo di garanzia» o come «fideiussione», potendo tali espressioni riferirsi sia a forme di garanzia svincolate dal rapporto garantito (e quindi autonome) sia a garanzie, come quelle fideiussorie, caratterizzate da un vincolo di accessorietà, più o meno accentuato, nei riguardi dell’obbligazione garantita, sia infine a clausole, il cui inserimento nel contratto di garanzia è finalizzato, nella comune intenzione dei contraenti, (non all’esclusione, ma) a una deroga parziale della disciplina dettata dal citato art. 1957, ad esempio limitata alla previsione che una semplice richiesta scritta sia sufficiente ad escludere l’estinzione della garanzia, esonerando il creditore dall’onere di proporre azione giudiziaria. Ne consegue che, non essendo la clausola di pagamento a prima richiesta di per sé incompatibile con l’applicazione della citata norma codicistica, spetta al giudice di merito accertare, di volta in volta, la volontà in concreto manifestata dalle parti con la stipulazione della detta clausola. — Cass. I, sent. 10574 del 4-7-2003

 

Tenuto conto che in tema di transazione la forma scritta è richiesta soltanto quando la stessa abbia ad oggetto controversie relative a rapporti giuridici concernenti beni immobili, diritti reali immobiliari o altri rapporti assimilati, l’esistenza del mandato a transigere e della ratifica di transazioni aventi ad oggetto controversie relative a rapporti obbligatori, per i quali non è richiesta la forma scritta, può essere desunta da elementi presuntivi e per quanto riguarda la ratifica anche da facta concludentia, quale il comportamento del «dominus negotii», che dimostri l’approvazione dell’operato di chi abbia agito a suo nome pur in assenza di poteri rappresentativi. — Cass. II, sent. 10456 del 2-7-2003

 

La posizione del socio illimitatamente responsabile di una società di persone non è assimilabile a quella di un fideiussore sia pure «ex lege»; in particolare, il socio di una società in nome collettivo può solo invocare il beneficio della preventiva escussione dei beni sociali, che opera limitatamente alla sede esecutiva e non impedisce al creditore sociale di esercitare una azione di cognizione nei confronti del socio, prima di intraprendere l’azione esecutiva nei confronti della società. — Cass. Sez. L, sent. 6048 del 16-4-2003

 

L'inesistenza, nell'ordinamento civilistico, di un principio generale di reviviscenza delle garanzie reali o personali nel caso di reviviscenza del credito assistito, comporta che l'eventuale fideiussione, prestata a garanzia di un credito (nella specie, di un istituto bancario nei confronti del correntista) originariamente estinto mediante pagamento poi revocato a seguito della dichiarazione di fallimento del debitore, non possa legittimamente rivivere parallelamente alla reviviscenza del credito, dacché il principio di accessorietà della fideiussione (del quale sono espressione le disposizioni di cui agli artt. 1939, 1941, 1945 cod. civ.) implica soltanto che, con l'estinzione del rapporto principale, resti travolto anche quello accessorio, ma non anche che, simmetricamente, alla reviviscenza del rapporto principale si accompagni il ripristino della precedente garanzia, non potendo, all'uopo, invocarsi il disposto dell’art. 2881 cod. civ., dettato, in via eccezionale, con riferimento alla sola ipoteca. — Cass. I, sent. 18156 del 20-12-2002

 

Fideiussione correlata all’integrale adempimento dell’obbligazione principale - Nella ipotesi in cui la durata di una fideiussione sia correlata non alla scadenza della obbligazione principale ma al suo integrale adempimento, l'azione del creditore nei confronti del fideiussore non è soggetta al termine di decadenza previsto dall'art. 1957 cod. civ.. — Cass. III, sent. 16758 del 27-11-2002

 

Interruzione del termine di decadenza - La decadenza del creditore dalla fideiussione (art. 1957 cod. civ.) non opera in presenza di un impedimento giuridico ostativo alla realizzazione della pretesa verso il debitore principale, poiché l’impossibilità di esperire qualsiasi azione nei confronti di quest'ultimo, quando risulti evidente e giuridicamente insuperabile, non può in alcun modo integrare gli estremi della «negligenza del creditore» (presupposto dell'applicabilità della norma «de qua») e, per l'effetto, considerarsi causa efficiente dell'estinzione della garanzia. (Principio affermato dalla S.C. in tema di concordato fallimentare e di successiva apertura della procedura fallimentare, sulla scorta dell'assunto secondo cui né in sede concordataria, né in sede fallimentare era concessa al creditore — nella specie, una banca — altra possibilità se non quella — ritualmente esperita — dell'agire per il mero riconoscimento del credito in sede concordataria, e di instare per l'ammissione al passivo in sede fallimentare). — Cass. III, sent. 11771 del 6-8-2002

 

In tema di decadenza del creditore dall'obbligazione fideiussoria per effetto della mancata tempestiva proposizione delle azioni contro il debitore principale, allorquando la fideiussione riguardi obbligazioni aventi scadenze periodiche, il «dies a quo» agli effetti dell’art. 1957 cod. civ. è quello di scadenza delle singole prestazioni e non già quello che segna l'estinzione dell'intero rapporto, dovendosi applicare il principio generale in materia di prescrizione e decadenza secondo cui gli effetti di tali istituti cominciano a decorrere dal momento in cui il diritto può esser fatto valere. (Nella specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza d'appello che aveva ritenuto che i canoni locativi devono essere pagati secondo la scadenza contrattuale e non alla data di rilascio effettivo dell'immobile, ancorché dovuti a titolo risarcitorio in relazione al mancato rilascio dell'immobile alla scadenza del contratto di locazione). — Cass. III, sent. 11759 del 6-8-2002

 

La responsabilità solidale prevista dall'art. 38 cod. civ. per colui che ha agito in nome e per conto dell'associazione non riconosciuta non concerne, neppure in parte, un debito proprio dell'associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla responsabilità primaria dell'associazione stessa; consegue che l'obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa è inquadrabile fra quelle di garanzia «ex lege», assimilabili alla fideiussione, e che il diritto del terzo creditore è assoggettato alla decadenza di cui all'art. 1957 cod. civ. secondo i principi riguardanti la fideiussione solidale, per cui non si richiede la tempestiva escussione del debitore principale ma, ad impedire l'estinzione della garanzia, è indispensabile che il creditore eserciti tempestivamente l'azione nei confronti, a sua scelta, del debitore principale o del fideiussore. — Cass. III, sent. 11759 del 6-8-2002

  

La cosidetta cauzione fideiussoria (o assicurazione fideiussoria) è una figura contrattuale intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione, che rimane sostanzialmente regolata dalla disciplina propria di quest'ultima; peraltro, qualora le parti abbiano espressamente previsto la possibilità, per il creditore garantito, di esigere dal garante il pagamento immediato a semplice richiesta, siffatta clausola, risultando incompatibile con detta disciplina, comporta l'inapplicabilità delle tipiche eccezioni fideiussorie, (quali, ad esempio, quelle fondate sugli artt. 1956 e 1957 cod. civ.), ma non anche di quelle relative al rapporto garante-beneficiario, sicché ben può il garante opporre al beneficiario la compensazione legale ex art. 1243, primo comma, cod. civ. per un credito vantato direttamente nei suoi confronti. — Cass. III, sent. 6728 del 10-5-2002

 

In materia di fideiussione, al regresso tra fideiussori ai sensi dell’art. 1954 cod. civ. e con riferimento all'estinzione della fideiussione per decadenza del creditore prevista dall'art. 1957 cod. civ. si applica il principio, dettato in tema di prescrizione, di cui all'art. 1310, terzo comma, secondo periodo, cod. civ. secondo cui il condebitore che rinunzia ad avvalersi degli effetti che da questa derivano in suo favore non ha regresso nei confronti degli altri debitori liberati in conseguenza della medesima; pertanto, il fideiussore che abbia pagato il debito pur non essendovi più tenuto per la verificatasi decadenza ex art. 1957 cod. civ., da lui non eccepita, non ha regresso nei confronti degli altri fideiussori. — Cass. III, sent. 6649 del 9-5-2002

 

In tema di fideiussione, la clausola di deroga alla decadenza del creditore ex art. 1957 cod. civ. non contrasta con l’art. 1229, primo comma, dello stesso codice (che prevede la nullità di qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave), atteso che essa aggrava, anziché limitare, la responsabilità del fideiussore, il quale assume la veste di debitore nel rapporto (unilaterale) di fideiussione. — Cass. III, sent. 4444 del 27-3-2002

 

In tema di fideiussione, la presenza, in seno al tessuto negoziale, di clausole del tipo «senza riserva alcuna» ovvero «dietro semplice richiesta» importano la risoluzione, in sede di interpretazione del contratto, di una «quaestio voluntatis», onde stabilire se le parti abbiano inteso stipulare un contratto autonomo di garanzia (cd. «Garantievertrag»), ovvero una convenzione fidiussoria derogatoria, in tutto o in parte, della disciplina di cui all’art. 1957 cod. civ. (per aver inteso, ad esempio, esonerare il creditore dalla proposizione di azioni giudiziarie), ed il relativo accertamento deve puntualmente e compiutamente risultare dalla motivazione della sentenza di merito (nell’affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha così cassato la sentenza del giudice di appello per assoluta carenza di indagine e di interpretazione delle clausole «de quibus»). — Cass. III, sent. 2742 del 25-2-2002

 

Istanza volta ad impedire la decadenza – Presupposti - L’art. 1957 cod. civ., nell’imporre al creditore di proporre la sue «istanze» contro il debitore entro sei mesi dalla scadenza per l’adempimento dell’obbligazione garantita dal fideiussore, a pena di decadenza dal suo diritto verso quest’ultimo, tende a far sì che il creditore stesso prenda sollecite e serie iniziative contro il debitore principale per recuperare il proprio credito, in modo che la posizione del garante non resti indefinitamente sospesa. Il termine «istanza» si riferisce ai vari mezzi di tutela giurisdizionale del diritto di credito, in via di cognizione o di esecuzione, che possano ritenersi esperibili al fine di conseguire il pagamento, indipendentemente dal loro esito e dalla loro idoneità ad sortire il risultato sperato (nel caso di specie la Corte ha ritenuto non costituire «istanza» ai fini dell’art. 1957 un precetto non seguito da esecuzione). — Cass. III, sent. 6823 del 18-5-2001