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Ordinanza 11459/2019
 

 

 


Ricorso per cassazione - Assorbimento illogico di un motivo di appello - Omessa pronuncia

In tema di giudizio per cassazione, l'illogica dichiarazione di assorbimento di un motivo di appello si risolve in una omessa pronuncia e, come tale, può essere censurata in sede di legittimità solo ai sensi dell'art. 112 c.p.c., in relazione all'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

Corte di Cassazione, Sezione Tributaria civile, Ordinanza 30 aprile 2019, n. 11459   (CED Cassazione 2019)

 

 

 

PREMESSO

che:

1. la commissione tributaria regionale della Lombardia, con sentenza in data 24 settembre 2014, n. 4939 - in controversia sorta dalla impugnazione, da parte di (OMISSIS), dell'avviso di accertamento a lui notificato dalla srl (OMISSIS), concessionaria del servizio di riscossione tributi del Comune di Sirmione, per imposta di pubblicità pretesa per avere esso (OMISSIS) pubblicizzato nell'anno 2010, tramite un'insegna su spazio comunale, a forma di freccia, il "(OMISSIS)"- dichiarava che il ricorrente non aveva dimostrato il pagamento dell'imposta asseritamente effettuato tramite la snc (OMISSIS), confermava la sentenza di primo grado e, con essa, la legittimità dell'avviso. La commissione dichiarava assorbita la questione della sussistenza del presupposto impositivo sollevata dal contribuente in riferimento alla dimensione dell'insegna e al Decreto Legislativo n. 507 del 1993, articolo 17, comma 1 bis, prima parte (secondo cui "l'imposta non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l'attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati");

2. il contribuente ricorre, con due motivi, per la cassazione della sentenza suddetta;

3. la società (OMISSIS) resiste con controricorso;

4. entrambe le parti hanno depositato memorie.

CONSIDERATO CHE:

1. con il primo motivo di ricorso, il contribuente lamenta vizi di motivazione e violazioni di legge (articoli 2697, 2702, 2712, 2733 c.c.) deducendo che l'affermazione dei giudici di appello, secondo cui il pagamento dell'imposta era rimasto indimostrato, era stata condizionata dall'omesso esame di tre elementi: il documento della società (OMISSIS) snc, prodotto già in primo grado, nel quale la stessa, rivolta all'odierno ricorrente, scrive: "allego le due denunce e relativi pagamenti delle frecce a noleggio. All' (OMISSIS) fanno i furbetti per incassare qualche spicciolo in più; risponda in raccomandata allegando i pagamenti 2010"; il riconoscimento, da parte dell' (OMISSIS), del fatto che "una dichiarazione della (OMISSIS) snc del 6 maggio 2010... e il successivo pagamento per la pubblicità del (OMISSIS) esauriscono il debito d'imposta di quest'ultimo";

l'affermazione, contenuta nella sentenza di primo grado, per cui "c'è stato un passaggio di titolarità tra il gestore del (OMISSIS) al gestore del (OMISSIS)";

2. con il secondo motivo di ricorso, il contribuente lamenta violazione o falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 507 del 1993, articolo 17, comma 1 bis, in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denunciando che la superficie dell'insegna a forma di freccia, alla quale si riferiva la pretesa impositiva, era di dimensione inferiore a quella (5 mq), entro la quale, ai sensi del suddetto articolo 17, comma 1 bis, l'imposta non è dovuta;

3. il secondo motivo di ricorso, che attenendo alla sussistenza del presupposto oggettivo dell'imposta è logicamente pregiudiziale al primo, afferente al pagamento dell'imposta medesima, è inammissibile in quanto veicola una doglianza di violazione o falsa applicazione di una legge (Decreto Legislativo n. 507 del 1993, articolo 17, comma 1 bis) che la commissione non ha applicato affatto perchè ha ritenuto la questione della sussistenza del presupposto oggettivo dell'imposta, assorbita dalla decisione sul mancato pagamento del debito. Posto che questo ritenuto assorbimento è logicamente insostenibile, la dichiarazione di assorbimento si risolve in una omessa pronuncia e come tale avrebbe potuto essere censurata solo ai sensi dell'articolo 112 c.p.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4;

4. il primo motivo di ricorso è infondato in quanto nella sentenza impugnata si legge che "la società (OMISSIS) ha fornito un fax con l'indicazione dei nominativi per conto dei quali aveva corrisposto l'imposta di pubblicità e in tale elenco non risulta sia indicato il (OMISSIS). Nè i documenti prodotti in appello dimostrano che il (OMISSIS) abbia corrisposto per conto del (OMISSIS) le somme dovute per la pubblicità";

5. la commissione non ha quindi trascurato di valutare alcunchè (di significativo);

6. il ricorso va pertanto rigettato;

7. le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente a rifondere alla srl (OMISSIS) le spese del giudizio di legittimità,

liquidate in Euro 400,00, oltre spese forfetarie e accessori di legge;

ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del testo unico approvato con il d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, introdotto dall'art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 10 aprile 2019.