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Sentenza 13238/2019

 

 

Equa riparazione - Società in accomandita semplice - Distinte posizioni giuridiche della società e del socio

In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo, ai sensi dell'art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, allorchè i giudizi presupposti hanno avuto come parti una società in accomandita semplice e un socio in proprio, trattandosi di due distinte posizioni giuridiche con separate posizioni processuali e di conseguenza con separate aspettative di definizione del giudizio in tempi ragionevoli, il relativo danno va integralmente ristorato per ognuna delle parti.

Cassazione Civile, Sezione 2, Sentenza 16-05-2019, n. 13238

 

 

FATTI DI CAUSA

1. A. G. in proprio e nella qualità di legale rappresentante della G. C. Sas di G. A. proponeva domanda di equa riparazione in relazione alla Ric. 2017 n.11473 sez. S2 - ud. 14/02/2019 irragionevole durata di una causa civile durata dal 2001 al 2005 in primo grado e dal 1° luglio 2005 al 28 aprile 2010 in appello.

La sentenza d'appello del giudizio presupposto aveva sancito l'inammissibilità dell'appello del G. in proprio e nella sua qualità di rappresentante della società.

2. Ciò premesso la Corte d'Appello, tenuto conto di tutti gli elementi relativi al processo presupposto, quali l'oggetto, l'entità della domanda, lo svolgimento e l'esito del giudizio, determinava in tre anni e cinque mesi la durata irragionevole del processo, detratto il tempo di tre anni per il primo grado e di due per l'appello, e quantificava il danno in C 500 per ogni anno.

La Corte d'Appello precisava che l'indennizzo non poteva essere riconosciuto per ciascuno dei giudizi di appello come richiesto, in quanto gli appelli erano stati riuniti in forza dell'articolo 335 c.p.c. e, dunque, il giudizio presupposto di secondo grado doveva ritenersi unico.

3. A. G. e G. C. Sas di G. A. hanno proposto ricorso per cassazione avverso il suddetto decreto sulla base di due motivi di ricorso 4. Il Ministero della Giustizia intimato non si è costituito.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione dell'art. 2 della I. n. 89 del 2001 (nel testo anteriore alle modifiche del d.l. n. 83 del 2012 convertito in I. n. 134 del 2012) e dell'art. 2 bis, comma quater, della I. n. 89 del 2001, degli artt. 99, 112, 335 c.p.c., in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c.

I ricorrenti lamentano che la Corte d'Appello ha ritenuto che l'indennizzo spettasse una sola volta, essendo il giudizio riunito, e ha erroneamente liquidato l'importo di euro 1708,33 per una sola delle parti del giudizio presupposto, senza considerare che le parti Ric. 2017 n.11473 sez. S2 - ud. 14/02/2019 richiedenti erano due e la liquidazione doveva essere fatta a ciascuna di esse.

2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione dell'art. 2 della I. n. 89 del 2001 (nel testo anteriore alle modifiche del d.l. n. 83 del 2012 convertito in I. n. 134 del 2012 e dell'art. 2 bis, comma quater, della I. n. 89 del 2001, degli artt. 99, 112, 335 c.p.c., in relazione all'art. 360, n. 4, c.p.c.

I ricorrenti ripropongono la medesima censura di cui al primo motivo sotto il profilo dell'error in procedendo per aver omesso di considerare che la domanda, così come il giudizio presupposto, era stata proposta da due parti.

3. I due motivi di ricorso, che possono essere trattati congiuntamente stante la loro connessione, sono fondati.

Il collegio ritiene di dare continuità al seguente principio di diritto: «In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo, ai sensi dell'art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, allorchè i giudizi presupposti hanno avuto come parti una società in accomandita semplice e un socio in proprio, trattandosi di due distinte posizioni giuridiche con separate posizioni processuali e di conseguenza con separate aspettative di definizione del giudizio in tempi ragionevoli, il relativo danno va integralmente ristorato per ognuna delle parti (Sez. 6-1, Sent. n. 15254 del 2013).

La fattispecie in esame è perfettamente sovrapponibile a quella decisa in occasione della richiamata sentenza e, dunque, devono dichiararsi fondati i motivi di ricorso.

3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: violazione dell'art. 2 bis, comma quater, della I. n. 89 del 2001, in relazione all'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

A parere dei ricorrenti la Corte d'Appello di Roma non ha applicato correttamente la norma indicata, determinando la misura Ric. 2017 n.11473 sez. S2 - ud. 14/02/2019 dell'indennizzo in euro 500 per ogni anno di ritardo senza applicare l'incremento fino al 20% per ciascun ricorso riunito. Nel caso di specie, infatti, su istanza di parte i ricorsi erano stati riuniti.

3.1 Il terzo motivo è infondato.

Ai sensi dell'art. 2-bis. (Misura dell'indennizzo) comma 1-quater I.n. 89 del 2001 l'indennizzo è riconosciuto una sola volta in caso di riunione di più giudizi presupposti che coinvolgono la stessa parte. La somma liquidata può essere incrementata fino al 20 per cento per ciascun ricorso riunito, quando la riunione è disposta su istanza di parte.

La norma prevede che la riunione debba riguardare la stessa parte, mentre nella specie la riunione aveva riguardato le distinte posizioni del socio in proprio e in qualità di rappresentante legale della società in accomandita.

5. La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, rigetta il terzo, cassa il decreto impugnato in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d'Appello di Roma in altra composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, rigetta il terzo, cassa il decreto impugnato in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d'Appello di Roma in altra composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2" Sezione civile in data 14 febbraio 2019.