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Ordinanza 20671/2019
 

 

 


Rivendicazione - Prova della proprietà solo di una parte dell'immobile rivendicato

Chi, nel richiedere la restituzione di un'area rivendicata, non dimostri di esserne proprietario per l'intero, ma solo in parte, ha diritto di vedere accolta la sua domanda nei limiti della raggiunta prova e non può vedersi rigettare l'istanza solo per avere richiesto più di quanto consentitogli dall'oggetto del suo diritto di proprietà.

Corte di Cassazione, Sezione 6 2 civile, Ordinanza 31 luglio 2019, n. 20671   (CED Cassazione 2019)

 

 

 

RILEVATO CHE:

1. (OMISSIS) ha visto rigettata dal tribunale di Messina la domanda volta a far accertare il suo diritto di proprietà sull'area interposta tra il proprio fabbricato in Roccalumera e quello in proprietà di (OMISSIS) e (OMISSIS), nonchè (OMISSIS), i quali avevano in riconvenzionale domandato accertarsi la proprietà della stessa in capo a essi o l'asservimento della zonetta a parcheggio a favore del loro edificio; riconvenzionale anch'essa respinta.

2. Con sentenza depositata l'11/10/2017 la corte d'appello di Messina ha rigettato l'appello dei signori (OMISSIS)- (OMISSIS). A sostegno della decisione la corte d'appello ha considerato che, quanto all'invocato diritto al parcheggio degli appellanti, dalla concessione edilizia non derivasse in modo automatico tale diritto, nonchè che, quanto all'invocato diritto di proprietà sull'area, pur essendo accertato che 23 mq. di essa in base ai titoli apparteneva agli appellanti, poichè oggetto della controversia era l'intera area "non muta(sse) la decisione resa in merito al rigetto della riconvenzionale... non modificabile in appello".

3. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione i signori (OMISSIS)- (OMISSIS) su tre motivi. Ha resistito con controricorso (OMISSIS).

4. Su proposta del relatore, il quale ha ritenuto che il ricorso potesse essere dichiarato manifestamente fondato, con la conseguente definibilità nelle forme dell'articolo 380-bis c.p.c., in relazione all'articolo 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l'adunanza della camera di consiglio, nella quale il collegio ha come segue condiviso la medesima proposta del relatore.

CONSIDERATO CHE:

1. Sono inammissibili i primi due motivi, con i quali si deducono rispettivamente violazione dell'articolo 41 sexies L. urb., della L. n. 765 del 1967, articolo 18 e della L. n. 122 del 1989, articolo 2, in relazione all'articolo 11 preleggi (primo motivo), nonchè violazione delle medesime disposizioni unitamente alla L. n. 2248 del 1865, articolo 5, all. E (secondo motivo). Attraverso i due motivi, strettamente connessi, si censura la decisione impugnata per non avere considerato che, all'epoca del rilascio delle concessioni edilizie (che si deduce sarebbero stato illegittimamente disapplicate dal giudice di primo grado), il regime giuridico dei parcheggi era quello di cui all'articolo 18 della L. n. 765 del 1967, introduttivo dell'articolo 41 sexies L. urb., costitutivo di diritto reale d'uso inderogabile. La corte d'appello, invece, in tesi dei ricorrenti, avrebbe applicato l'articolo 41 sexies cit. nel comma 2 introdotto dalla L. n. 246 del 2005, articolo 12, comma 9 (in merito alla libera trasferibilità delle aree a parcheggio).

2. I due motivi sono esaminabili unitariamente. Essi, a prescindere dall'eventuale menzione (alla p. 4 e 5) da parte della corte d'appello, in via di obiter, unitamente al resto della norma, del comma inserito nell'articolo 41 sexies cit., da una disciplina non applicabile ratione temporis, non si confrontano con la ratio della sentenza impugnata, in nessun modo collegata alla menzione di detto comma 2 introdotto dalla L. n. 246 del 2005, articolo 12, comma 9, ma riferita a principi giurisprudenziali idonei anche in relazione alla disciplina che si dichiara applicabile di cui alla L. n. 765 del 1967, articolo 18. Detta ratio si compendia nella statuizione (alla p. 5), reiterativa della decisione di primo grado, per cui l'eventuale concessione per la realizzazione di parcheggi non costituisce "in modo automatico" alcun diritto reale. Ed invero la concessione non vale a costituire il diritto reale d'uso di cui alla L. n. 765 del 1967, articolo 18, in assenza di titolo dell'originario proprietario, richiedente la concessione, sull'area asservita a parcheggio (cfr. ad es. Cass. n. 13857 del 09/11/2001). Non essendo impugnata la ratio decidendi in parola, i motivi incentrati sul richiamo (come detto, irrilevante) di norma indicata come non vigente ratione temporis (oltre che argomentativi di una disapplicazione operata dal primo giudice, negata peraltro dalla corte d'appello - p. 5 - sulla cui pronuncia si sarebbe dovuto dedurre) sono inammissibili per difetto di pertinenza.

3. È invece manifestamente fondato il terzo motivo, con cui si deducono violazioni dell'articolo 112 c.p.c. e dell'articolo 832 c.c., censurandosi la sentenza impugnata laddove - pur riconoscendo la proprietà in capo ai ricorrenti di una minore estensione di mq. 23 della zonetta in contestazione - ha rigettato tout court il secondo motivo d'appello, sulla base di una più ampia domanda formulata in primo grado, il cui sussistere è stato ritenuto ostativo, stante anche il divieto di nova in appello.

4. Il motivo - che ha pregio sotto il profilo della violazione della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, posto che sulla questione la corte d'appello ha deciso ritenendo erroneamente che l'aver rivendicato la più ampia area fosse ostativo a un accoglimento - è fondato con riferimento ai principi in tema di accoglimento parziale della domanda. In argomento, come desumibile dai principi generali predetti e come rilevato in un precedente specifico in termini, seppur remoto (Cass. n. 1781 del 11/06/1971), va affermato che chi chiede la restituzione di un'area e non dimostri di esserne proprietario per l'intero, ma solo in parte, ha diritto di vedere accolta la sua domanda nei limiti della raggiunta prova e non deve vedersi rigettare l'istanza sol perchè ha domandato più di quanto consentitogli dall'oggetto del suo diritto di proprietà.

5. In definitiva il ricorso va accolto in relazione a detto motivo, con inammissibilità dei precedenti motivi. Va disposta la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e il rinvio alla corte d'appello di Messina, in altra sezione, anche per il governo delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la corte accoglie il terzo motivo di ricorso, dichiara inammissibili gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla corte d'appello di Messina, in altra sezione, anche per le spese del giudizio di legittimità.