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Ordinanza 2778/2019
 

 

 


Responsabilità per contagio da virus hbv, hiv o hcv a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto

Nel giudizio promosso nei confronti del Ministero della salute per il risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, l'indennizzo di cui alla l. n. 210 del 1992 non può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno ("compensatio lucri cum damno"), qualora non sia stato corrisposto e tanto menodeterminato o determinabile, in base agli atti di causa, nel suo preciso ammontare, posto che l'astratta spettanza di una somma suscettibile di essere compresa tra un minimo ed un massimo, a seconda della patologia riconosciuta, non equivale alla sua corresponsione e non fornisce elementi per individuarne l'esatto ammontare, né il carattere predeterminato delle tabelle consente di individuare, in mancanza di dati specifici a cui è onerato chi eccepisce il "lucrum", il preciso importo da portare in decurtazione del risarcimento.

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 31 gennaio 2019, n. 2778   (CED Cassazione 2019)

Articolo 2043 c.c. annotato con la giurisprudenza

 

 

 

FATTI DI CAUSA

La Corte d'Appello di Firenze, con sentenza n. 2089 del 14/12/2015, notificata in data 17/12/2015, in riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato la responsabilità del Ministero della Salute per il danno patito da (OMISSIS) a seguito della contrazione del virus HBV e HCV in conseguenza di una emotrasfusione ed ha condannato lo stesso Ministero a pagare la somma di Euro 271.104,00 oltre interessi sulle somme devalutate al marzo 1989 e rivalutate annualmente. Il Giudice ha altresì respinto l'eccezione, sollevata dallo stesso Ministero, di compensazione della somma dovuta a titolo risarcitorio con quella erogata a titolo di indennizzo ex lege n. 210 del 1992. Per quel che ancora rileva in questa sede, il Giudice ha ritenuto che l'indennizzo non fosse scomputabile perchè non determinato nè determinabile e, in ragione della soccombenza, ha condannato il Ministero ai danni e alle spese del doppio grado del giudizio.

Avverso la sentenza il Ministero della Salute propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. Resistono con controricorso gli eredi del danneggiato, (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS). Il ricorso, già assegnato alla Adunanza Camerale del 30/11/2017 ed oggetto di conclusioni scritte del P.G. nel senso del rigetto del ricorso, fu rinviato a nuovo ruolo in attesa della decisione delle S.U. sulla cd. compensatio lucri cum damno. A seguito della pronuncia di questa Corte a S.U. il ricorso è stato rifissato per la decisione all'odierna adunanza camerale.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Occorre preliminarmente esaminare l'eccezione di tardività del ricorso sollevata da parte resistente. L'eccezione è infondata. La sentenza d'appello fu notificata il 17/12/2015, sicchè il termine di 60 giorni dalla data della notifica sarebbe scaduto il 15/2/2016, mentre il ricorso è stato notificato in data 20/1/2016 e dunque tempestivamente.

2.Con l'unico motivo (violazione e falsa applicazione degli articoli112, 115 e 116 c.p.c., articolo 2043 c.c. e articolo 2033 c.c. e dei principi in materia di effettiva quantificazione delle somme dovute a titolo di risarcimento, nonchè dei principi in materia di compensazione (melius scomputo) tra le somme riconosciute a titolo di risarcimento e quelle erogate a titolo di indennizzo ex lege n. 210 del 1992, in relazione all'articolo 360 c.p.c., n. 3), il Ministero della Salute si duole che il Giudice di appello non abbia applicato il principio della compensatio lucri cum damno, scomputando dall'importo dovuto a titolo risarcitorio quello già riconosciuto a titolo di indennità ex lege. Ad avviso del ricorrente, in base alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, lo scomputo della somma dovuta a titolo di indennizzo dovrebbe essere operata indipendentemente dall'effettivo pagamento, attinendo ciò alla fase esecutiva. Il presupposto indispensabile per la compensatio sarebbe costituito dalla unicità del fatto generatore sia del danno sia del vantaggio. La compensazione sarebbe, peraltro, rilevabile d'ufficio e nessun rilievo avrebbe la mancata precisazione, da parte del Ministero, dell'ammontare delle somme erogate a titolo di indennizzo.

2.1 Il motivo è infondato. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte la compensazione, pure astrattamente sussistente tra l'importo dovuto a titolo di risarcimento e quello riconosciuto quale equo indennizzo, non può operare qualora l'importo dell'indennizzo non sia determinato nè determinabile nè vi sia prova del suo avvenuto pagamento, in quanto l'astratta spettanza della somma non equivale alla sua corresponsione e non fornisce elementi per individuarne l'esatto ammontare nè il carattere predeterminato delle tabelle consente di individuare, in mancanza di dati specifici a cui è onerato chi eccepisce il "lucrum", il preciso ammontare da portare in decurtazione del risarcimento (Cass., 6-3 n. 14932 del 15/6/2013 n. 14932; Cass., 28/2/2014 n. 4785;Cass., 8/10/2014 n. 21256; Cass., 6-3, n. 9434 del 10/5/2016). Questa Corte intende dare continuità al richiamato indirizzo giurisprudenziale non ravvisandosi alcun motivo per modificare la propria giurisprudenza.

3. Conclusivamente il ricorso è rigettato, con le conseguenze sulle spese, liquidate come in dispositivo e sul raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il Ministero ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 7.200 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%. Si dà atto, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, della insussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.