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Ordinanza 5726/2019
 

 

 


Responsabilità della pubblica amministrazione ai sensi dell'art. 2051 c.c. - Strade strada di servizio (c.d. strada bianca)

In tema di responsabilità della pubblica amministrazione ai sensi dell'art. 2051 c.c., l'obbligo dell'ente custode di una strada di apprestare misure adeguate a neutralizzarne la pericolosità sussiste anche con riferimento alle strade di servizio (c.d. "strade bianche") non interdette al passaggio delle autovetture e collegate a strade a scorrimento ordinario di automezzi. (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente la responsabilità dell'ENAS per la morte di un automobilista che, percorrendo una strada provinciale, aveva perso il controllo del mezzo immettendosi in una strada di servizio di detto ente per poi finire nell'adiacente canale dopo aver divelto la rete metallica posta a protezione della medesima strada).

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 27 febbraio 2019, n. 5726   (CED Cassazione 2019)

 

 

 

RITENUTO CHE:

1. L'Ente Acque della Sardegna (da ora ENAS) ricorre, affidandosi ad un unico motivo illustrato anche da memoria, per la cassazione della sentenza della Corte d'Appello di Cagliari che, riformando la pronuncia del Tribunale, aveva accolto parzialmente la domanda proposta dai congiunti di (OMISSIS), deceduto in un incidente d'auto verificatosi sulla strada provinciale (OMISSIS), per ottenere il riconoscimento del danno da perdita del congiunto, ciascuno in relazione alla parentela vantata.

2. Per ciò che interessa in questa sede, la Corte territoriale ritenne utile ed attendibile l'accertamento svolto dalla CTU effettuata in sede penale, affermando, contrariamente a quanto deciso dal primo giudice, che da essa poteva evincersi che il (OMISSIS), percorrendo la strada provinciale alla guida della sua autovettura, aveva sbandato e, non riuscendo a rientrare nella carreggiata, aveva imboccato la strada bianca di servizio dell'ENAS, impattando contro la spalliera del ponte su di essa presente e finendo nel torrente che aveva trascinato la vettura (con la sua persona all'interno) per oltre tre chilometri.

2.2. La Corte statuì che l'accaduto, oltre alla condotta di guida imprudente della stessa vittima (che aveva tenuto una velocità superiore al limite consentito), doveva essere etiologicamente ricondotto all'assenza di barriere di sicurezza, visto che le reti che arginavano la strada bianca erano inidonee a sostenere l'urto di una macchina, ma potevano servire soltanto alla protezione dei passanti: conseguentemente venne affermato il concorso di colpa della vittima nella misura del 50% e venne suddivisa la restante metà, in parti uguali, fra l'Enas e la Provincia di Cagliari

3. Gli intimati hanno resistito con controricorso.

CONSIDERATO CHE:

1. Con unico articolato motivo, il ricorrente, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deduce la violazione dell'articolo 2051 c.c..

Assume che la Corte territoriale era giunta a conclusioni illogiche e fallaci in quanto aveva ritenuto che fosse a carico dell'ENAS la predisposizione di strutture di sicurezza idonee a contenere l'impatto di autoveicoli, omettendo di considerare che la strada nella quale era accaduto l'incidente e nella quale si immetteva quella provinciale serviva soltanto a consentire l'accesso nelle zone rurali circostanti e, presentando il limite di velocità di 30 Km orari, era non asfaltata, pianeggiante, ampia, rettilinea e con alta visibilità: da ciò doveva desumersi che le misure di protezione apprestate attraverso la rete metallica installata erano adeguate e che la motivazione dei giudici d'appello che avevano ritenuto sussistente la responsabilità dell'ente - era fondata su una falsa interpretazione dell'articolo 2051 c.c., sia perchè era stato posto a suo carico lo stesso obbligo di diligenza attribuito alla Provincia, custode di una strada asfaltata ed a scorrimento normale, sia perchè non era stato considerato che la condotta imprevedibile e negligente della vittima (e l'impatto dell'autoveicolo sopraggiunto ad elevata velocità) configurava un caso fortuito idoneo ad interrompere il nesso di causalità fra il bene custodito e l'evento (letale) occorso.

1.1. Il motivo è inammissibile.

Il ricorrente, infatti, critica il ragionamento seguito dalla Corte territoriale assumendo che si fondi su una errata interpretazione della norma richiamata e contestando, in sintesi, che fosse stato ritenuto che fra i suoi doveri di diligenza quale custode della strada bianca sulla quale il (OMISSIS) era finito (e dalla quale era successivamente precipitato nel torrente sottostante) dovesse rientrare anche la predisposizione di misure di sicurezza idonee a fronteggiare lo sbandamento di un veicolo preveniente dalla strada provinciale dalla quale quella non asfaltata promanava.

1.2. Deve premettersi, al riguardo, che questa Corte ha affermato con orientamento dal quale questo Collegio non intende discostarsi che "in tema di responsabilità civile della P.A. per la manutenzione di una strada, sotto il profilo dell'omessa predisposizione delle opere accessorie laterali alla sede stradale, la circostanza che l'adozione di specifiche misure di sicurezza non sia prevista da alcuna norma astrattamente riferibile ad una determinata strada, non esime la P.A. medesima dal valutare comunque, in concreto, ai sensi dell'articolo14 del codice della strada, se quella strada possa costituire un rischio per l'incolumità degli utenti, atteso che la colpa della prima può consistere sia nell'inosservanza di specifiche norme prescrittive (colpa specifica), sia nella violazione delle regole generali di prudenza e di perizia (colpa generica) (cfr. Cass. 10916/2017.); e, sulla stessa linea interpretativa, il principio di responsabilità oggettiva è stato esteso anche ai doveri di costante sorveglianza delle strutture di protezione apposte, visto che è stato condivisibilmente ritenuto che il custode di una strada "che, pur avendo collocato una barriera laterale di contenimento per diminuire la pericolosità di un tratto stradale, non curi di verificare che la stessa non abbia assunto nel tempo una conformazione tale da costituire un pericolo per gli utenti, ed ometta di intervenire con adeguati interventi manutentivi al fine di ripristinarne le condizioni di sicurezza, viola sia le norme specifiche che le impongono di collocare barriere stradali nel rispetto di determinati standard di sicurezza, sia i principi generali in tema di responsabilità civile:" (cfr. Cass. 22801/2017).

1.3. In buona sostanza, il principio al quale si ispira l'articolo 2051 c.c., applicato alle strade, consente di ritenere che i doveri di protezione e di prudenza del custode aumentino a seconda della conformazione e della frequentazione di esse: e, rispetto ai rilievi contenuti nella censura proposta, deve osservarsi che anche la condizione di "strada bianca", ove non sia interdetta al passaggio delle autovetture (alle quali sono collegate specifiche ragioni di rischio connesse alla loro naturale potenzialità offensiva) e sia collegata ad una strada a scorrimento ordinario di automezzi, non esclude che debbano essere apprestate misure adeguate ad evitare la pericolosità della sua conformazione che, nel caso di specie, la Corte territoriale ha correttamente ravvisato "nella presenza di un imminente canale profondo cinque metri che avrebbe imposto l'adozione di una protezione adeguata a scongiurare il pericolo di caduta dei veicoli in transito" (cfr. pag. 23 della sentenza impugnata).

Ed al riguardo, vale solo la pena di osservare che dei rischi a ciò connessi l'ente era evidentemente consapevole, tanto da aver apposto una segnaletica stradale che imponeva il limite di velocità dei 30 Km orari (cfr. pag. 5 del ricorso ultimo cpv in cui viene riportato l'atto di costituzione in giudizio dell'Enas), con ciò contraddicendo quanto successivamente affermato nel ricorso laddove, contestando l'equivalenza degli oneri di diligenza imposti ad una strada di penetrazione agraria con quelli della viabilità provinciale, assume che "la strada non era destinata alla circolazione di veicoli ma serviva per l'accesso ai campi" (cfr. pag. 24 u. cpv).

1.4. La Corte territoriale, richiamando correttamente Cass. 9547/2015 secondo cui " la custodia esercitata dal proprietario o gestore della strada non è limitata alla sola carreggiata, ma si estende anche agli elementi accessori o pertinenze, ivi comprese eventuali barriere laterali con funzione di contenimento e protezione della sede stradale, sicchè, ove si lamenti un danno - nella specie, conseguente alla precipitazione di un veicolo in un burrone fiancheggiante una curva - derivante dalla loro assenza (o inadeguatezza), la circostanza che alla causazione dello stesso abbia contribuito la condotta colposa dell'utente della strada non è idonea ad integrare il caso fortuito, occorrendo accertare giudizialmente la resistenza che la presenza di un'adeguata barriera avrebbe potuto opporre all'urto da parte del mezzo" - si è attenuta ai principi di diritto affermati da questa Corte con motivazione congrua, dettagliata e logica, tenuto anche conto che è stata attribuito il concorso di colpa alla vittima nella misura del 50%, in ragione della accertata eccessiva velocità da lui tenuta rispetto al limite imposto.

1.5. Tanto premesso, la censura in esame maschera - attraverso il fittizio richiamo al vizio di violazione di legge di cui all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3 - una richiesta di rivalutazione di merito della controversia, preclusa in sede di legittimità ove la motivazione resa faccia applicazione dei principi affermati in materia e presenti, come nel caso in esame, argomentazioni al di sopra della sufficienza costituzionale (cfr. Cass. 8758/2017; Cass. 18721/2018).

2. In conclusione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 7800,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfettario spese generali nella misura di legge.

Ai sensi dell'art. 13 co. 1 quater dpr 115/2002 da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto , a norma del comma ibis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma , nella camera di consiglio della terza sezione civile del 17.1.2018