Corte Suprema di Cassazione sentenza 16259/2017

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Ordinanza 16259/2017


 


Azioni di nunciazione – Art. 1171 cc - Ordinanza emessa in sede di reclamo - Ricorribilità per cassazione - Esclusione

I procedimenti di nunciazione si articolano in due fasi, la prima delle quali, di natura cautelare, si esaurisce con l'emissione di un'ordinanza che concede o nega la tutela interinale, e la seconda, di merito, destinata alla definitiva decisione sull'effettiva titolarità della situazione soggettiva azionata e sulla meritevolezza della tutela possessoria o petitoria invocata: ne consegue che l'ordinanza emessa in sede di reclamo, ex art. 669-terdecies c.p.c., avverso il provvedimento reso all'esito della fase cautelare, condividendo i caratteri di provvisorietà e non decisorietà propri di quest'ultimo, è inidonea ad acquisire, dal punto di vista formale e sostanziale, efficacia di giudicato e non è, pertanto, ricorribile per cassazione, neppure limitatamente al profilo concernente le spese, la cui contestazione - ove il soccombente non intenda iniziare il giudizio di merito - va effettuata in sede di opposizione al precetto intimato su tale titolo ovvero all'esecuzione, ove iniziata sulla base di esso.

Corte di Cassazione, Sezione 6 2 civile, Ordinanza 28 giugno 2017, n. 16259   (CED Cassazione 2017)

Articolo 1172 c.c. annotato con la giurisprudenza

 

 

 

 

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

(OMISSIS) propone ricorso articolato in unico motivo (violazione e falsa applicazione degli articoli 91 e 92 c.p.c.), avverso l'ordinanza resa dal Tribunale di Matera in data 20 maggio 2016, in sede di reclamo ex articolo 669 terdecies c.p.c., su provvedimento nunciatorio reso ai sensi dell'articolo 1172 c.c..

Il collegio, investito dal reclamo presentato da (OMISSIS) nei confronti del Condominio (OMISSIS), ha rigettato lo stesso, condannando il (OMISSIS) al pagamento delle spese processuali. Il reclamo aveva ad oggetto la declaratoria della cessazione della materia del contendere statuita dal giudice designato in prime cure e la regolamentazione delle spese.

L'intimato Condominio (OMISSIS) non ha svolto attività difensiva. Ritenuto che il ricorso potesse essere dichiarato inammissibile, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all'articolo 380 bis c.p.c., in relazione all'articolo 375 c.p.c., comma 1, n. 1), su proposta del relatore, il presidente ha fissato l'adunanza della camera di consiglio.

Per consolidato orientamento giurisprudenziale, il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'articolo 111 Cost., comma 7, è proponibile avverso provvedimenti giurisdizionali emessi in forma di ordinanza o di decreto solo quando essi siano definitivi ed abbiano carattere decisorio, cioè siano in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale.

Ora, i procedimenti di nunciazione si articolano in due fasi, una prima, di natura cautelare, che si esaurisce con l'emissione di un'ordinanza che concede o nega la tutela interinale, ed una seconda, di merito, destinata alla definitiva decisione sull'effettiva titolarità della situazione soggettiva azionata e sulla meritevolezza della tutela possessoria o petitoria invocata. Non è pertanto ricorribile per cassazione l'ordinanza emessa in sede di reclamo ex articolo 669 terdecies c.p.c..

avverso il provvedimento reso all'esito della fase cautelare, avendo essa i medesimi caratteri di provvisorietà e non decisorietà propri di quest'ultimo, ed essendo quindi inidonea ad acquisire efficacia di giudicato, sia dal punto di vista formale, che sostanziale (Cass. Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 4904 del 11/03/2015). Nè è ammissibile il ricorso per cassazione seppur sul solo profilo delle spese del procedimento cautelare. Si è del pari già deciso da questa Corte che il provvedimento col quale il Tribunale, pronunciando "ante causam", respinga il reclamo avverso l'ordinanza di rigetto del ricorso cautelare, ovvero dichiari la cessazione della materia del contendere, e condanni il reclamante alle spese del giudizio, non ha natura di sentenza e non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost.; ne consegue che il reclamante soccombente, ove non intenda iniziare il giudizio di merito ma voglia contestare la sola liquidazione delle spese in esso contenuta, deve farlo attraverso l'opposizione al precetto intimato sulla base del detto provvedimento o all'esecuzione iniziata sulla base di esso (cfr. Cass. Sez. L, Sentenza n. 11800 del 12/07/2012; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 11370 del 24/05/2011).

Il ricorso deve, perciò, essere dichiarato inammissibile. Non occorre provvedere in ordine alle spese del giudizio di cassazione in quanto l'intimato non ha svolto attività difensiva. Sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, che ha aggiunto l'articolo 13, comma 1 - quater del testo unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 - dell'obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall'art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 - 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 31 maggio 2017,